Il Tirreno

«Il proibizionismo uccide le imprese e riduce il lavoro»

Esercenti agguerriti contro il “taglio” delle manifestazioni Chiedono un tavolo per superare le nuove norme regionali

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MASSA. Un decreto regionale sull’inquinamento acustico e un regolamento comunale che a quel decreto deve adeguarsi. Risultato: massimo 15 eventi in centro storico (25 se patrocinati da enti pubblici) e microfoni spenti alla mezzanotte. Una rivoluzione che - c’è da scommetterci - farà sentire i suoi effetti appena la pioggia lascerà il posto alla brezza primaverile e alla voglia di godersi le serate all’aperto. Gabriele Carioli, assessore alle attività produttive, assicura che l’amministrazione non può esimersi: il regolamento acustico da queste parti manca e va steso. E - questo il succo - Palazzo civico non può farlo fingendo che la normativa regionale, tra l’altro datata gennaio 2014, non ci sia. E non è finita qui perché la decisione di Firenze obbliga via Portafabbrica a rimettere mano anche al già pronto patto per la notte a garanzia dell’uniformità con il fatidico decreto. Una partita aperta che gli esercenti hanno intenzione di giocare fino all’ultimo secondo. E l’obbiettivo è portare a casa una bella vittoria su quello che non stentano a chiamare proibizionismo. Per gli operatori - Confesercenti lo mette nero su bianco in una nota - ridurre il numero degli eventi significa infliggere un colpo mortale ad un settore che, in piena crisi, sta in piedi a fatica: «È indispensabile - è l’esordio del presidente Paolo Arpagaus - conciliare gli interesse (quelli di chi nel centro storico vive e vuole farsi una dormita e quelli di chi ci lavora e negli eventi vede la garanzia dell’affluenza ndr). Credo che contrarre il numero delle manifestazioni equivalga a perdere importanti occasioni economiche con l’effetto conseguente di mettere a rischio decine di posti di lavoro nel settore. Ben venga - si concede il tono colloquiale - la difesa delle dormite, ma qui stiamo esagerando. Consentire soltanto 15 eventi - Arpagaus tira le fila - significa spegnere la città».

Proprio mentre il centro storico, complici le piazze rimesse a nuovo, lotta alla conquista di un’identità: «Quindici eventi, 25 se organizzati o patrocinati da un ente pubblico, sono sicuramente insufficienti per un’adeguata attività di promozione e sviluppo delle attività nel centro e sarebbero comunque insufficienti anche nel caso che i commercianti decidessero di organizzare gli eventi unitariamente. Occorre chiarirsi le idee sul rapporto tra regole e liberalizzazione». Confesercenti non ha intenzione di battere in ritirata e la partita la affronta sul campo fiorentino: «Sin dalla pubblicazione del decreto abbiamo chiesto alla Regione la riapertura di un tavolo di confronto». Sia chiaro - ribadisce l’associazione di categoria - la volontà di conciliazione è massima: «Abbiamo sempre partecipato a tavoli per il dialogo tra le parti e protocolli di comportamento condivisi, che coniughino le esigenze di imprese e cittadini. L’obiettivo di tutti dovrebbe essere far crescere l’offerta, quindi l’economia e il lavoro, rendendola sostenibile con la qualità della vita dei nostri centri. Vogliamo costruire modelli di città da vivere e non solo da bere, ma non certo limitando le opportunità, con il rischio di impoverire ulteriormente i nostri centri».(C.S.)

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