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Frana Mirteto, parlano gli operai

Frana Mirteto, parlano gli operai

Il racconto di chi ha eseguito i lavori: «Elicottero? Solo una volta»

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MASSA. Hanno parlato gli operai che hanno eseguito i lavori in via Montalbano, hanno parlato anche i vicini di casa. Sfilata di testimoni ieri mattina in aula per il processo sulla frana di Mirteto, costata la vita ad Aldo Manfredi, l’autotrasportatore di 45 anni morto la sera del 31 ottobre 2010 travolto dal fango che si era staccato dalla collina che sovrastava la casa dei suoi genitori.

I testi erano stati convocati dal pm Rossella Soffio, che in questi anni insieme ai consulenti Gian Paolo Sommaruga (ingegnere) e Paolo Rabitti (geologo) ha ricostruito le cause dello smottamento, per raccontare quello che sapevano. Il vicino dei Manfredi, Gildo Vergazzoli, si è concentrato sul tubo messo da Aldo e dal padre un paio di giorni prima della tragedia per convogliare le acque che altrimenti finivano tutte addosso all’abitazione allagandola: «Dopo quel lavoro l’acqua veniva da noi, mi sono anche lamentato. Ma non più di tanto perché per quella frana eravamo stati costretti a parecchi mesi di esilio».

Tra gli operai quello che è stato tenuto di più sul banco dei testimoni è stato Oleg Durlescu, moldavo, che ha spiegato come avevano realizzato il cassero, in pratica la barriera che doveva avere il compito di trattenere i detriti in caso di smottamento. Questo nelle intenzioni, perché secondo l’accusa tra quello e i paletti piantati sul versante nulla ha fatto quello che doveva fare. Infine un collega di Durlescu ha risposto a una domanda precisa del pm sull’elicottero utilizzato per trasportare i materiali serviti al cantiere che doveva mettere in sicurezza la collina. Secondo la ditta il velivolo era stato utilizzato più volte, secondo la procura no e i voli fantasma servivano per gonfiare i costi. Il muratore ha ammesso: «Fin quando c’ero io l’elicottero in via Montalbano è venuto soltanto una volta, poi se in mia assenza è tornato questo proprio non lo so». Prossima udienza il 28 febbraio con gli ultimi testimoni del pubblico ministero. A giugno parola ai consulenti dell’accusa.

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