Il Tirreno

È morta Rita Ussi, la “mamma coraggio”

di Alessandra Vivoli
È morta Rita Ussi, la “mamma coraggio”

Si è spenta a 56 anni, era malata di Sla da 17 anni, un calvario che non le ha tolto mai il sorriso e la voglia di combattere

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CARRARA. Ha combattuto con la malattia per 17 anni. La Sla ha consumato i suoi muscoli, le ha tolto la gioia delle cose semplici, quelle che sembrano naturali e “scontate” come mangiare, parlare e respirare da sola. Ma non le ha mai tolto il sorriso e la voglia di combattere, a testa alta. Fino alla fine.

Rita Ussi si è spenta giovedì sera, a 56 anni, all’hospice Don Gnocchi dove era ricoverata da tempo. Le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi due mesi. Lei- raccontano i figli - ha lottato sempre. Si è tenuta aggrappata alla vita, quella vita che se era diventata sempre più difficile.

Rita la ricordano tutti. Non solo a Bonascola, ma in tutta la città la conoscono come “madre coraggio”.

Da quando le fu diagnostica la Sla, Rita non si è mai arresa e ha trovato sempre il coraggio di andare avanti guardando quella terribile la malattia, che da anni la teneva immobilizzata a letto, dritta negli occhi.

L’odissea di Rita è iniziata nel 1996 quanto si presentò in ospedale per un dolore persistente alla mano destra. Sembrava una cosa da nulla, un problema al tunnel carpale che con un piccolo intervento poteva essere risolto.

Ma era l’inizio di un dramma. Esami successivi dimostrano che quel dolore alla mano era invece un primo avanzamento della sclerosi laterale amiotrofica.

Nel corso degli anni Rita ha dovuto affrontare difficoltà sempre maggiori: ha smesso di camminare, poi ha dovuto rinunciare anche alla sedia a rotelle e mettersi a letto, paralizzata completamente. Non ha potuto più mangiare da sola, e ha cominciato ad essere alimentata. Per respirare aveva bisogno del polmone artificiale. È stato così per anni e Rita ha affrontato tutto con un enorme dignità.

E così quando, nel 2005, fece tanto scalpore il caso di Pier Giorgio Welby che, colpito dalla sua stessa malattia aveva chiesto al capo dello stato per chiedere l’eutanasia (è poi morto ottenendo di essere staccato dal polmone artificiale) Rita comunicò al mondo la sua voglia di vivere. Anche da sdraiata in un letto.

«Perché dovrei morire?- disse allora, nel bel mezzo del caso Welby, comunicando solo muovendo gli occhi nel cartellone disegnato dalla figlia - Ho una famiglia che mi vuole bene. Non voglio proprio morire Si vive anche sdraiati in un letto». Ed è proprio questo coraggio, questa volontà di guardare sempre e comunque avanti la grande lezione che Rita ha lasciato ai figli.

«Mia mamma ha sempre avuto la forza di sperare e di combattere, tutte le difficoltà con il sorriso sulle labbra - spiega Francesca, una delle figlie di Rita, insieme agli altri due fratelli Andrea e Caterina - Quello che da lei abbiamo imparato è proprio questo».

I figli di Rita, in questo triste momento, non vogliono dimenticare di ringraziare tutti coloro che sono stati vicini alla madre e a loro per tutta la durata della malattia.

E Rita cominciano col ringraziare i medici: la dottoressa Porcu, il dottor Moretti e il medico curante Francesco Bonvini, il dottor Filippini e il dottor Santarini.

E poi la fisioterapista Francesca e le operatrici socio sanitarie Donatella, Marina e Cristina. E poi tutta la Don Gnocchi e l’hospice, il servizio Adi e tutti gli infermieri.

La scomparsa di “mamma coraggio” ha suscitato grande cordoglio. La figliaFrancesca ha dato l’annuncio anche su facebook: «La mia mamy ora è un angelo sereno»: e sono stati moltissimi i messaggi di cordoglio.

I funerali di Rita Ussi si svolgeranno oggi alle ore 15 nella chiesa di Bonascola.

I familiari chiedono di non portare fiori ma di fare opere di bene. Le eventuali offerte raccolte durante il funerale saranno tutte devolute in beneficenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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