Proteste
Nessuna risposta per l’attivista
Ora il suo fascicolo è nelle mani del Ministro della giustizia
MASSA. Sono passati 84 giorni dal suo arresto, 71 dei quali trascorsi con obbligo di dimora a Massa in attesa della data dall’udienza, ma i tempi sembrano allungarsi per il caso internazionale di Bahar Kimyongur, l’attivista belga con la doppia cittadinanza turca arrestato il 21 novembre scorso a Bergamo con l’accusa di terrorismo. Il fascicolo turco che contiene le accuse legate alla richiesta di estradizione e che il tribunale di Brescia attendeva per potere iniziare il processo è arrivato, ma - secondo alcune indiscrezioni - è fermo nelle mani del Ministro della giustizia Annamaria Cancellieri. Sarà lei quindi che dovrà pronunciarsi sul caso Bahar e le procedure che il Ministro della giustizia potrà seguire sono due: valutare le accuse e pronunciarsi direttamente sulla estradizione o rinviare alla Corte d’appello di Brescia che dovrà poi convocare l’udienza. A renderlo noto è il legale di Bahar, Federico Romoli, venuto a conoscenza delle nuove procedure solo la settimana scorsa. Il caso è quindi in mano alla politica. Dopo 71 giorni di obbligo di dimora a Massa, 40 senza vedere la propria famiglia, l’attivista chiede alla politica di accelerare i tempi e di esprimersi sul suo caso. Bahar, lo ricordiamo, è stato accusato di terrorismo per avere tradotto dal turco al francese dei comunicati del Dhkp-c, il braccio armato di un gruppo marxista turco. È stato condannato in primo grado nel febbraio 2006 e in appello nel novembre 2006, poi assolto nel 2007 e nel 2009 a seguito delle sentenze di Cassazione che hanno annullato le sentenze precedenti. Su di lui, però, pende ancora il mandato dell’Interpol, motivo per cui ogni volta che entra in un paese che non sia il Belgio, viene arrestato. La Turchia ne chiede l’estradizione e 22 anni di carcere. Intanto Bahar rimane a Massa e continuano le mobilitazioni in tutta Toscana a suo favore, l’ultima settimana scorsa a Firenze. Anche la petizione “Bahar libero” lanciata da Noam Chomski continua a raccogliere firme arrivando a circa 5600. (M.C.)
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