Il dolore
Navi dei veleni, i misteri della Rigel
Un libro ricostruisce le inchieste del comandante De Grazia, morto avvelenato: le sue carte distrutte a Marina dall’alluvione
MARINA DI CARRARA. Il traffico internazionale di rifiuti tossici, che a fine Anni ’80 coinvolse anche il nostro porto, da cui salparono ben 9 navi piene di scorie pericolose, è al centro di “Il golfo dei veleni”, libro pubblicato lo scorso dicembre da Cut-Up Edizioni e scritto da Sondra Coggio, giornalista del “Secolo XIX”.
Sebbene il volume si concentri soprattutto su La Spezia, vi sono anche pagine molto interessanti su quel che avvenne nello scalo marinello, dal quale il 9 settembre 1987 partì la motonave Rigel, cargo maltese appartenente all’armatore greco Georgios Papanicolau, affondata in modo estremamente sospetto 12 giorni dopo a Capo Spartivento, 20 miglia a sud di Reggio Calabria, insieme al suo carico di 3mila tonnellate di veleni, seguendo la stessa sorte dell’italiana Mikigan, inabissatasi davanti alle coste calabresi il 31 ottobre dell’anno precedente, dopo la partenza da Carrara.
A bordo della Rigel c’erano anche una grande quantità di granulato di marmo ed una sessantina di container carichi di blocchi di cemento, del peso di 1,5 tonnellate ciascuno.
Probabilmente questo materiale, oltre che ad agevolare l’affondamento della nave - questo il sospetto - poteva servire per inertizzare sostanze radioattive.
Lo pensava anche il capitano di corvetta Natale De Grazia, morto avvelenato a soli 39 anni il 13 dicembre 1995, mentre indagava sulle navi dei veleni su incarico della Procura di Reggio Calabria, concentrandosi proprio sul cargo maltese, il cui carico, alla partenza da Carrara, non fu mai ispezionato, grazie - a quanto emerse - alla corruzione del funzionario doganale incaricato.
L’intero equipaggio, inoltre, si era dileguato dopo l’affondamento.
La giornalista spezzina Sondra Coggio cita spesso la relazione della commissione parlamentare di inchiesta sulla morte dell’ufficiale, trasmessa alle presidenze di Camera e Senato il 25 gennaio 2013 dai relatori, onorevoli Gaetano Pecorella e Alessandro Bratti: un documento di ben 324 pagine in cui si fanno anche i nomi di coloro che organizzarono l’affondamento della Rigel, compreso quello del titolare di un’agenzia marittima di Marina di Carrara.
Dopo la perdita della nave la procura di La Spezia intuì il dolo, procedendo contro numerosi imputati per truffa all’assicurazione ed emettendo più condanne.
I colpevoli, però, vennero giudicati solo per i reati di associazione a delinquere, truffa e corruzione, ma nulla venne accertato in merito all’effettivo carico dell’imbarcazione.
A sospettare che fossero stati inabissati rifiuti radioattivi fu il comandante De Grazia.
Informazioni precise in tal senso erano state fornite da una fonte confidenziale denominata “Pinocchio”, cittadino spezzino di sesso maschile, tenuto in grande considerazione dagli inquirenti, la cui vera identità non è mai stata rivelata, neppure alla commissione Pecorella.
Anche la relazione parlamentare attesta che quando perse la vita il capitano stava recandosi a La Spezia, per incontrare un confidente molto informato sulla Rigel ed esaminare i fascicoli spezzini del processo per frode.
La Coggio ritiene che il militare avesse anche capito dove si doveva cercare per individuare il punto esatto in cui la nave era colata a picco. Ma non poté rivelarlo a nessuno.
Dopo la morte di De Grazia, Francesco Neri, procuratore di Reggio Calabria e suo grande amico, ordinò di andare a prendere le carte dell’investigatore, rimaste alla Capitaneria di porto di Marina di Carrara e contenenti i piani di carico di ben 180 imbarcazioni salpate da La Spezia, Carrara e Livorno, triangolo strategico da cui partivano le navi dei veleni. Ma l’edificio si allagò durante l’alluvione del 1996 e tutti documenti andarono distrutti. Lo scorso 24 gennaio il sindaco di La Spezia Massimo Federici ha voluto celebrare la memoria di De Grazia, conferendogli la cittadinanza onoraria.
David Chiappuella
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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