«Nuove produzioni: prima si tuteli la salute ultimando la bonifica»
La consigliera regionale Staccioli ad Assindustria ed enti pubblici: occorre fare chiarezza una volta per tutte sulla zona industriale
CARRARA. «Vorremmo un intervento rapido e decisivo di bonifica per le aree Sir/Sin, vorremmo una certezza di area sanata e che si facesse chiarezza sulla questione una volta per tutte prima di concedere permessi per nuove attività su terreni contaminati». Lo dice Marina Staccioli del gruppo consiliare regionale Fratelli d’Italia. La Staccioli lamenta «forte preoccupazione» anche per le ricadute sull’occupazione: rispetto ad «attività e imprese che lavorano da tempo ma che non sono le dirette responsabili dell’inquinamento, vorremmo che fossero tutelate e non facessero da capro espiatorio».
Agganciandosi a dichiarazioni fatte di recente dal presidente dell’associazione industriali della provincia, ingegner Giuseppe Baccioli, sul passaggio di aree della zona industriale da Sin a Sir, cioè sul passaggio dal controllo ministeriale a quello regionale, la Staccioli afferma: «Prima di pensare ad accogliere nuove ditte e lavoratori nell’ex zona industriale puana, bisogna garantire la salute di queste maestranze completando la bonifica. Come dimostra lo studio epidemiologico Sentieri, condotto da Oms, Iss ed Università La Sapienza di Roma, su 44 siti inquinati di interesse nazionale, nella provincia apuana vi sono ogni anno oltre 170 morti in più a causa della contaminazione ancora presente nell’ex Sin. In particolare, per quanto riguarda l’area ex Enichem di Carrara, che Baccioli auspica di poter vedere quanto prima svincolata e restituita agli usi produttivi, occorre segnalare che il verbale della conferenza di servizi sul Sin apuano, convocata il 30 ottobre 2007 al ministero dell’ambiente, vi individuava una falda contaminata da veleni micidiali quali fitofarmaci, solventi aromatici clorurati (soprattutto diclorobenzene), alifatici clorurati, ione ammonio, arsenico, solfati, nitriti e fluoruri, in concentrazioni in alcuni casi 800 volte superiori ai limiti stabiliti. Tutti i terreni dell’ex Enichem, inoltre, sono stati reputati tossico-nocivi da uno studio condotto dai professori Forti e Merli, che accertava la presenza di piombo, cadmio, arsenico, cromo, pesticidi, Ddt e diossine in questi suoli».
C’è da dire che l’ingegner Giuseppe Baccioli, in dichiarazioni al Tirreno, nel dicembre 2013, a proposito dell’area ex Enichem, rimasta nel Sito di interesse nazionale per le bonifiche (Sin), non antepose le attività produttive alla bonifica: «Il percorso per renderla nuovamente utilizzabile – disse - è più lungo. Unico vantaggio da sfruttare, è il fatto che il ministero sarà meno oberato di pratiche apuane, visto che parte delle aree saranno sottoposte all'iter del Sir. Quindi è ragionevole pensare che il ministero possa accelerare l'iter della bonifica nell'area ex Enichem. Non escludo che possa esserci una pressione anche da parte nostra per accelerare le cose che finora hanno dormito un po'».
La Staccioli tuttavia, esprime timori anche per aree già bonificate. E aggiunge «Quando si scava per costruire le fondamenta di qualche nuovo capannone, all’interno dell’ex zona industriale si incappa spesso in depositi di sostanze inquinanti occultate sottoterra. Questo, ad esempio, è avvenuto all’ex Italiana Coke di Carrara, sulla cui area, contaminata da idrocarburi poliaromatici, metalli, solventi e fenoli derivanti dalle vecchie lavorazioni della cokeria, risulta già effettuata e certificata la bonifica dei terreni da parte della Regione Toscana (procedura precedente al DM 471/99) ad eccezione dei lotti 1 e 7. Da analisi relative a terra di scavo proveniente dai lotti 11 e 12 dell’ex Cokapuania, datate 22 settembre 2009 ed eseguite, sotto la responsabilità dell’Arpat di Massa», «emergono valori superiori ai parametri per sostanze tossiche», e questo, secondo quanto afferma la Staccioli, «anche dopo la certificazione di avvenuta bonifica da parte della Regione». E in quanto all’area ex Enichem, l’esponente di Fratelli d’Italia afferma che «resta una vera bomba ecologica». Infine la Staccioli, riguardo alla «reindustrializzazione caldeggiata da Baccioli», non vorrebbe che questa « si concretizzasse in nuovi insediamenti nocivi per la salute».In ultimo la consigliera regionale di Fratelli d’Italia , tocca anche la vicenda di Cermec ed ErreErre e all’inchiesta sfociana in rinvii a giudizio. E concludendo il suo intervento si interroga «sul modo in cui gli enti pubblici preposti alla salvaguardia della salute e dell’ambiente hanno svolto finora il loro lavoro nell’ex zona industriale apuana». «Non è utile a nessuno avere un’area fortemente industrializzata che possa aiutare la ripresa economica, se poi in quest’area si muore».
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