Il Tirreno

«Ditta Costa incompatibile»: altro ricorso

«Ditta Costa incompatibile»: altro ricorso

Cittadini si sono rivolti al Tar contro la Provincia secondo la quale l’azienda che lavora rifiuti non crea impatto ambientale

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AULLA. Prosegue la guerra a suon di carte bollate in corso da anni fra la comunità di Albiano Magra e la ditta Costa, che lavora rifiuti nella più popolosa frazione aullese dal 1997.

Decine di cittadini di Albiano Magra, rappresentati dall'avvocato Daniele Granara, hanno presentato un nuovo ricorso al Tar della Toscana, questa volta contro la determinazione n. 4343 del 10 dicembre scorso del dirigente del settore ambiente ed energia della Provincia di Massa Carrara, nella parte in cui è stata pronunciata la compatibilità ambientale della ditta Costa. Infatti, la Provincia di Massa Carrara, con la determinazione in questione, «a conclusione del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale azionato, ha dichiarato - scriveva Granara a gennaio - la non compatibilità ambientale di una serie di rifiuti, ma, nel complesso, ha dichiarato la compatibilità ambientale dell'impianto, subordinando la pronuncia positiva ad una serie di prescrizioni contenute nel rapporto tecnico - istruttorio».

Ora nel nuovo ricorso i cittadini, innanzitutto, ricordano un particolare che, spesso, viene dimenticato, ovvero il fatto che «l'impianto di stoccaggio e smaltimento rifiuti è situato al centro del borgo, a poche decine di metri dalle abitazioni». Quindi, viene tratteggiato un breve excursus sulle vicende che, nel corso degli anni, hanno interessato la ditta Costa, fino ad arrivare ai giorni nostri e alla determinazione provinciale impugnata che, nel sancire la compatibilità ambientale della ditta Costa, ammette «16mila tonnellate annue di rifiuti trattabili e stoccabili, di cui 2mila - si può leggere nel ricorso al Tar - relative a rifiuti pericolosi quali pitture e vernici di scarto, solventi, gas in contenitori a pressione, apparecchiature fuori uso contenenti sostanze pericolose, batterie al piombo e addirittura materiali da costruzione contenenti amianto e pastiglie per freni contenenti amianto».

Inoltre, sempre in base a quanto si legge nel ricorso, dal rapporto istruttorio redatto dalla Provincia di Massa Carrara emergerebbero «innumerevoli criticità, in particolare il fatto che l'area in cui sorge l'impianto interferisce con l'intorno di rispetto dei pozzi di captazione d'acqua ad uso idropotabile. Quindi, non si comprende come l'amministrazione provinciale abbia potuto superare queste criticità».

Ma non finisce qui. Infatti, secondo i cittadini ricorrenti, l'impianto non sarebbe assolutamente a norma, «mancando, ad oggi, persino l'autorizzazione alle emissioni provenienti dal trattamento dei rifiuti indifferenziati»; inoltre, come ulteriore criticità vi sarebbe la presenza del fiume Magra, con connessa pericolosità idraulica dell'area, «che ha subito, nel corso degli anni, plurimi e costranti allagamenti».

Da sottolineare, in conclusione, che il nuovo ricorso va ad aggiungersi a un altro ricorso pendente di fronte al Tar, ad un appello di fronte al Consiglio di Stato e un appello/ricorso in appello contro una sentenza del Tar. Un ingorgo di pratiche legali che fa comprendere meglio di fiumi di parole quanto ormai sia difficile la convivenza fra la comunità di Albiano Magra e la ditta guidata dall'imprenditore spezzino Mauro Costa, i cui impianti sono sorti e cresciuti in mezzo alle case, con i cattivi odori che furono protagonisti di un'estate torrida e maleodorante, quella del 2009.

Gianluca Uberti

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