Il Tirreno

Addio al residence di lusso Il Doria è in totale degrado

Parla la proprietaria di uno degli appartamenti confiscati dal Comune: «Il complesso è luogo di incontri a luci rosse, cerchiamo un accordo condiviso»

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MASSA. Si affida alla concretezza e alla logica stringente. Il Comune ha avviato il procedimento di confisca dei 33 appartamenti all’interno del Doria, sul lungomare e lei che, insieme al marito, uno di quegli appartamenti lo ha comprato, lancia la sua proposta all’amministrazione: sediamo intorno ad un tavolo, troviamo un accordo. Ed evitiamo che passi un altro decennio mentre - questo il senso - la partita a suon di carte bollate va avanti, il complesso perde pezzi, i proprietari rimangono a bocca asciutta e il Comune aspetta. Con il rischio, anche in caso di vittoria, di ritrovarsi con un bene svalutato. Perché quel gioiellino immobiliare, a due passi dal mare, è diventato cornice per incontri hard. E chi - assicura la proprietaria - ha bisogno di una porta o di un rubinetto, prima di entrare in un negozio e metter mano al portafoglio, fa un salto in quel di Ronchi e, se trova qual che gli serve, se lo porta via.

Marta Ragni vive a Reggio Emilia, ha 74 anni e ha comprato uno degli appartamenti del Doria insieme al marito: «Siamo anziani e il clima dalle nostre parti è insostenibile l’estate, abbiamo investito i risparmi di una vita e le due liquidazioni per comprare casa al mare e poterci godere le vacanze». Ma nell’appartamento Marta non mette piedi da anni: «Sono mortificata, abbiamo chiesto ripetuti incontri, ma a Palazzo civico nessuno ci ha mai ricevuto e assistiamo allo sfacelo del complesso Doria. Transessuali e prostitute che frequentano via Verdi ne hanno fatto luogo di incontri e i ladri si sono portati via di tutto». Marta Ragni il caso rta lo ha studiato: «Parecchi comuni hanno affrontato situazioni simili a quella massese, ma - assicura - le hanno risolte in tutt’altro modo. Amministrazioni e proprietari si sono seduti intorno allo stesso tavolo ed hanno trovato l’accordo. È successo anche dalle mie parti: gli acquirenti - sintetizza la vicenda - sono stati sanzionati e il Comune si è ritrovato soldi in più in cassa. Credo che di questi tempi il denaro faccia parecchio comodo anche al Comune di Massa».

Vero che se Palazzo civico riuscisse a chiudere la partita di fronte alla giustizia amministrativa, di soldi potrebbe averne parecchi: si assicurerebbe la proprietà dell’intero complesso Doria e - alienandolo - un bel gruzzolo. Ma Marta Ragni assicura che il Comune non si ritroverebbe tra le mani un gioiellino, ma un complesso decadente: «Nessuno se ne prende cura, noi non possiamo accedere e gli appartamenti sono in degrado. È stata divelta parte della recinzione, i ladri si sono assicurati tutte le grondaie in rame. Per non parlare delle unità immobiliari interne alla depandance, completamente distrutte: porte e finestre divelte, rubinetti svitati e portati via. E la sera il Doria (nelle vicinanze c’è via Verdi ndr) è il luogo di incontri e di prostituzione. Davvero non mi pare un segnale positivo e - ecco la concretezza della signora Ragni - se decideremo di presentare ricorso al Consiglio di Stato o al Presidente della Repubblica contro la confisca, la partita rimarrà aperta per anni». E il complesso sarà - per tirare le conclusioni - in completo sfacelo.

Del resto Marta Ragni è una degli acquirenti che si sono fatti avanti per ripristinare l’attività alberghiera, ma Palazzo civico sul tema è stato chiaro: o la licenza la chiedono tutti o non se ne fa niente. E tre proprietari hanno detto no alla rta, mettendo in moto la battaglia di fronte al Tar. Risultato: una sentenza che “autorizza” il Comune a confiscare tutti gli appartamenti, anche quelli di chi la licenza l’ha chiesta e la vorrebbe ancora.

Chiara Sillicani

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