Il Tirreno

«I 2 marò mi danno forza e presto sarò avvocato»

di Fabrizio Palagi
«I 2 marò mi danno forza e presto sarò avvocato»

Racconta il passato in Kosovo, descrive il presente, ipotizza il suo futuro la dottoressa militare sotto processo per aver aiutato una gattina a partorire

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AULLA. «La forza dei due marò tenuti prigionieri in India, in qualche modo si trasmette a me e quindi da loro traggo l’energia necessaria a tentare di uscire da una brutta storia nata, ritengo, da incomprensioni ma anche da un senso di rivalsa maschile nei confronti della donna, in un ambiente militare formato quasi totalmente da uomini. Da subito non sono stata accettata in quell’ambiente nel quale, da sempre, sognavo di entrare a far parte, malgrado la mia professionalità, preparazione e senso del dovere, valori ai quali mi sono sempre ispirata».

Lo dice, tutto d’un fiato, la dottoressa Barbara Balanzoni che, per sei mesi dei suoi 40 anni, ha indossato la divisa di medico nella base di Pec, nel nord del Kosovo, dove era in servizio come medico anestesista del contingente dell’Esercito italiano.

«Una esperienza da tanto attesa - rimarca la dottoressa - finita con un processo che si sta svolgendo presso il Tribunale militare di Roma, a seguito delle accuse di diffamazione e ingiuria aggravata continuata, oltre a quella di disobbedienza aggravata continuata, da cui sono stata peraltro assolta lo scorso 7 febbraio».

Il tutto ha avuto inizio quando Barbara Balanzoni, nativa di Crevalcore (Bologna), ha deciso di aiutare a partorire la gattina mascotte della missione italiana in Kosovo. Era il marzo del 2012 e la dottoressa stava compiendo il servizio di prima nomina in qualità di tenente medico della Riserva selezionata dell’Esercito. Nell’agosto successivo Barbara Balanzoni venne posta in congedo, ma di fronte già si delineava un procedimento che poi la avrebbe condotta davanti ai giudici del Tribunale militare di Roma.

La dottoressa tornò quindi alla professione che aveva lasciato mesi prima, ossia quella di medico anestesista in strutture sanitarie del Veneto, per poi trasferirsi in Lunigiana dove, dallo scorso novembre, presta servizio presso gli ospedali di Pontremoli e Fivizzano.

«Sto attraversando un momento negativo della mia vita - racconta Barbara che proprio in questi giorni sta mettendo su casa nei pressi di Aulla, appunto a metà strada tra i due centri sanitari del comprensorio - dato che continuamente penso a questi processi, perchè di più di uno si tratta, visto che dovrò tornare nel Tribunale militare di Roma i prossimi 7 marzo e 4 aprile per rispondere delle restanti due accuse. Mi hanno guastato l’esistenza e, ancor peggio, compromesso uno dei miei grandi sogni, appunto indossare la divisa dell’Esercito. Ma non frenato gli ideali a cui mi ispiro. Sono in contatto tramite Facebook con Massimiliano Latorre, uno dei due marò trattenuti in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori: dalla grande dignità che essi mostrano in tv quando sfilano in mezzo a un nugolo di militari indiani, traggo tanta forza, pur facendo un doveroso distinguo tra la loro e la mia situazione. Salvatore Girone e Massimiliano Latorre stanno subendo anche una umiliazione mediatica oltrechè personale e io, a grandi linee, devo sopportare qualcosa di simile».

A questo punto Barbara abbassa lo sguardo che le cade sullo schermo del tablet che tiene costantemente acceso davanti a sè, dove campeggia una bandiera tricolore che sventola nello sfondo del cielo.

«Ecco a cosa mi sento ancor di più attaccata - dice indicando il vessillo italiano - dato che tutte le mie vicissitudini non hanno per niente incrinato ciò che per me rappresenta l’Esercito».

E sotto l’immagine della bandiera, in rapida successione, tante foto con lei in divisa, in Kosovo, o con la gattina Agata che ha aiutato a mettere al mondo i suoi micini, gesto che le è costato il Tribunale militare.

Invitata a raccontare la sua esperienza di vita con le stellette, Barbara Balanzoni dice: «Sono medico chirurgo specialista in anestesia e rianimazione a indirizzo iperbarico. Ho giurato fedeltà alla Repubblica e sono diventata, con mio grande onore, ufficiale della Riserva selezionata il 18 novembre 2011 dopo aver frequentato per 4 settimane la Scuola di applicazione dell’Esercito, a Torino. Prima di allora non avevo avuto altre esperienze militari. Durante la mia permanenza a Torino diedi la mia disponibilità per il richiamo alle armi allo Stato maggiore Esercito, dal quale direttamente dipendo, per il periodo massimo previsto, 6 mesi e, dopo un approntamento in patria durato 2 settimane, sono partita per il Kosovo il 21 febbraio e vi sono rimasta fino al 21 luglio. Purtroppo le cose non sono andate, in teatro operativo come mi aspettavo. Qualcuno aveva assunto l’abitudine di insultarmi davanti a tutti ogni volta che, da anestesista rianimatore, e 12 anni di esperienza ospedaliera, ritenevo che un paziente andasse trasferito presso i reparti attrezzati tedeschi e americani. Avevo informato del clima insopportabile, dovuto anche al comportamento di alcuni sottufficiali, sia lo Sme, con una mail il 24 aprile, che il comando da cui dipendevo. Poi, il 30 maggio, venni punita con 5 giorni di consegna, una punizione non comune, per avere aiutato una gatta residente nella base italiana a partorire. Il veterinario era in licenza e alcuni militari mi avevano telefonato allarmati chiedendo aiuto perchè quel povero animaletto aveva un cucciolo morto tra le gambe, incarcerato in utero, e non riusciva a espellerlo. Venni ennesimamente screditata e messa alla berlina, con quella punizione pesantissima, davanti a tutto il reggimento per quella vicenda che invece io ritenevo essere stata giusta e motivata semplicemente dalla mia incapacità di sopportare che un animale potesse morire davanti a tutti noi, in modo così atroce, insieme a tutti i piccoli gattini che non sarebbero mai stati allattati. Di contro, incassai la solidarietà di militari austriaci e americani. Poi, a quel punto, l’agognato congedo. Non ne potevo più di quella situazione che se mi dispiaceva immensamente lasciare l’esercito».

La dottoressa Balanzoni aggiunge che, in quei momenti per lei molto duri, ha trovato la determinazione a proseguire gli studi per la seconda laurea, in giurisprudenza.

«Penso di poter discutere la tesi entro un anno - dice orgogliosamente Barbara - e quindi realizzare un altro dei miei obiettivi. Uno di questi è stato quello che ho da poco raggiunto, ossia avvicinarmi al mare. Per questo ho lasciato il Veneto, dopo oltre 13 anni di servizio e ora eccomi in Lunigiana, dove mi trovo benissimo. Ho incassato solidarietà nei nuovi luoghi di lavoro, dato che ormai la mia vicenda è salita alle cronache non solo nazionali. Infatti di me si sono anche interessati la Bbc, il Guardian e Vanity Fair».

Un caso esploso anche a seguito del sostegno che Barbara Balanzoni ha ricevuto dall’Ente nazionale protezione animali, con intervento diretto del presidente nazionale, Carla Rocchi che, in pochissimo tempo, ha raccolto qualcosa come 180mila firme di persone che in gran parte del mondo hanno aderito a sostenere la dottoressa.

Adesso Barbara vive nella nuova casa vicino ad Aulla, assieme ai suoi amatissimi animali, il cane Ugo e il gatto Silvestro. I genitori sono rimasti a Crevalcore, ma sempre pronti ad andare a trovarla.

Inevitabile, infine, chiederle se tornerebbe nell’Esercito.

«Sempre e ovunque - è la pronta risposta - dato che mi piace conoscere posti non certo turistici e dove c’è gente da aiutare. Infatti tra luglio e agosto scorsi ho trascorso le mie ferie a Kabul, in Afghanistan, con Medici senza frontiere. Comunque, tornando alla vita militare, credo proprio che con tutto quello che mi è capitato, l’esperienza in Kosovo non sarà accompagnata da altre. Peccato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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