Sicurezza
Frana di Lavacchio, guerra tra periti in aula
Secondo i consulenti della difesa la responsabilità del disastro è del Comune che ha permesso la costruzione delle case
MASSA. Battaglia tra periti ieri in tribunale durante l’udienza del processo sulla frana di Lavacchio, costata la vita - il 31 ottobre 2010 - a Nara Ricci e a suo figlio Mattia Guadagnucci, di appena due anni. Imputati, con l’accusa di plurimo omicidio e disastro colposi, quattro funzionari della Provincia, un libero professionista e il titolare della ditta che ha eseguito i lavori nel mirino degli inquirenti. Si tratta di Giuliano Arrighi, capo settore dei lavori pubblici della Provincia; Mauro Alberti, responsabile servizio strade; Nicola Rossetti, responsabile servizio di costa; Libero Ballerini, capo cantoniere (colui che aveva il compito di verificare lo stato delle strade). Il libero professionista che ha certificato i lavori invece è Antonio Cirillo e il titolare della ditta è Paolo Busticchi. Ieri sono stati i periti della Provincia a spiegare al giudice Giovanni Sgambati cosa ha provocato la frana. Nicola Casigli (geologo) e Stefano Pagliara (ingegnere) hanno sconfessato punto su punto quanto hanno detto i consulenti della procura, il geologo Gian Paolo Sommaruga e l’ingegnere Paolo Rabitti. Pagliara e Casigli hanno detto chiaramente che la frana di Lavacchio è stata causata dalle abbondanti pioggie cadute il 31 ottobre del 2010, «su un terreno già saturo per i temporali delle settimane precedenti». Aggiungendo: «Prima è venuto giù il versante basso e poi quello alto, dando vita però a un unico smottamento che ha trascinato il masso che poi è precipitato sull’abitazione dei Guadagnucci». Quindi i lavori eseguiti dall’impresa incaricata dalla Provincia - e che l’ente avrebbe dovuto controllare - non c’entrano. Casigli a questo punto ha lanciato l’accusa: «In montagna le frane come quella venuta giù sono eventi rituali. Anche nel 2000 se ne era staccata una simile e il graticcio realizzato dalla ditta ha scongiurato un accumulo di detriti. L’unica variabile impazzita della vicenda che ha portato alla morte della mamma e del suo bimbo è stato il centro abitato realizzato proprio a ridosso del costone. Io non avrei mai dato il permesso a edificare, chi lo ha fatto ha sbagliato».
Ricostruzione che il sostituto procuratore Soffio ha contestato, coadiuvata dal geologo Sommaruga, che ha cominciato ad incalzare il collega sui punti che contrastavano con la sua perizia: la strada non realizzata a schiena d’asino e quindi trasformata in una sorta di conca e quel graticcio secondo la difesa eseguito a regola d’arte e per lui invece del tutto inutile per come posizionato. Geologi e ingegneri, ieri anche Carlo Milani ha spiegato i motivi dello smottamento per discolpare la ditta, saranno protagonisti fino alla fine di questo processo, che lentamente si sta avvicinando alle ultime battute. Prossima udienza a fine mese, ma probabilmente prima dello stop estivo - ad agosto - ci sarà la sentenza. Un verdetto che la famiglia Guadagnucci aspetta da quella drammatica notte di Halloween in cui un uomo perse la moglie e il figlioletto e una ragazzina la mamma e il fratello.
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