Il Tirreno

Fingono di baciarsi per spacciare: coppia in manette

L’arresto è avvenuto davanti alla stazione. Il giudice concede l’obbligo della firma e li rimanda a casa

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Si sbaciucchiavano sulle panchine di piazza IV Novembre come i fidanzatini di Peynet. Le effusioni sotto la pioggia però hanno insospettito i carabinieri che non si capacitavano del motivo per cui quel ragazzo e quella ragazza dovessero inzupparsi in quella maniera. Altro elemento che contrastava con la love story poi quelle persone che si avvicinavano, parlottavano con loro e poi se ne andavano. Interrompendoli. Così la pattuglia del radiomobile ha deciso di vederci chiaro: i militari sono scesi e hanno chiesto i documenti. Mentre li controllavano hanno visto un sacchetto di plastica poco lontano e hanno chiesto di aprirlo. I due hanno provato a dire che non era loro, ma poi hanno ammesso l’evidenza: dentro c’erano cento grammi di marjiuana. E così sono scattate le manette. Dopo il controllo dei loro dati anagrafici l’Arma ha scoperto che effettivamente convivevano, lui operaio e lei casalinga. A loro carico un paio di denunce legate agli stupefacenti, ma assolutamente una vita al di sopra di ogni dubbio.

Il sospetto degli inquirenti è che fingendo di amoreggiare sulle panchine della stazione, nonostante una casa l’avessero, tirassero su un bel po’ di soldi. Tanto da essere diventati i pusher di riferimento, soprattutto per i giovani. Prima di intervenire il radiomobile aveva contato una decina di ragazzi parlottare con i fidanzati. Ed è stato quello che ha suggerito ai militari di dare un’occhiata a ciò che stava capitando.

Ieri i fidanzati si sono trovati davanti al giudice per la convalida. Il magistrato ha confermato l’arresto e ha disposto l’obbligo della firma per entrambi. Sono tornati a casa mano nella mano.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze