Il dolore
«Obiettivo, chiudere tutte le cave»
Gli ambientalisti alzano il tiro della campagna Salviamo le Apuane: «L’occupazione va creata nel turismo verde»
MASSA. Immaginate le Alpi Apuane come meta ambita di turismo ambientale alla pari delle Dolomiti. Immaginate le cave dismesse come anfiteatro di spettacoli teatrali o di concerti. È il sogno che cerca di realizzare il gruppo informale “Salviamo le Apuane” e che è stato illustrato nei dettagli al seminario omonimo che si è tenuto a Lucca lo scorso fine settimana.
Un convegno a cui hanno partecipato tantissimi ambientalisti ma anche numerosi operatori nel settore del turismo eco-sostenibile e che aveva come filo conduttore proprio la discussione del rapporto precario fra cave e ambiente e la costruzione di alternative economiche al marmo. Perché le alternative – secondo gli ambientalisti – ci sono e sono tante. A partire da quel turismo ambientale, in crescita in tutta la regione del 10%, residuale invece in provincia, che permetterebbe di convertire l’economia locale in una reale economia verde.
«La Germania – spiega Giulio Milani, editore, promotore della petizione lanciata su avaaz.org per chiudere le cave – ha convertito quasi interamente la sua economia a forme di Green New Deal ed è la maggiore potenza europea, quindi questo dovrebbe fare scuola». I punto di partenza di tutta la discussione è stato ovviamente uno: le attività estrattive del marmo non sono più sostenibili per l’ambiente.
«Non ci sono solo vette che scompaiono – commenta Eros Tetti, ambientalista moderatore del convegno – ma stiamo parlando di reale inquinamento atmosferico, acustico e delle falde acquifere, che certo non incoraggiano nemmeno il turismo. Io lavoro nel campo della comunicazione e mi occupo spesso di turismo. Ho provato a proporre a tour operator le Alpi Apuane, ma nessuno le vuole come meta. Chi vuole venire in montagne dove passano camion da cui escono polveri sottili?».
Il problema principale, però, sollevato a più riprese durante le due giornate, è quello delle acque. L’attività estrattiva del marmo, secondo i relatori, mette a rischio l’esistenza stessa dei nostri corsi d’acqua – vedi articolo sotto – che, tra l’altro, per il nostro territorio rappresentano una doppia risorsa: come bene primario e come bene secondario (per il turismo).
La cosa peggiore, secondo gli ambientalisti, è che il gioco non vale più la candela, dal momento che il marmo non ha più l’antico risvolto occupazionale nel territorio.
«Carrara ha il più alto tasso di disoccupazione giovanile della regione – spiega Milani – nonostante abbia tutte le cave e nonostante l’attività estrattiva sembra aumentare. Stiamo distruggendo a titolo gratuito l’ambiente».
«Da fuori – aggiunge Tetti – ci prendono per pazzi. Credete che il Trentino sia disposto a fare a pezzi le proprie montagne per qualche spicciolo?». Il seminario è stato quindi un modo di lanciare un pacchetto di proposte per chiudere progressivamente le cave e convertire l’economia locale in forme sostenibili. Come? Valorizzando il circuito del parco e i rifugi, le vie dell’acqua e le antiche vie di lizza. E ancora il recupero delle cave per spazi teatrali e dei sentieri partigiani. «Alcune di queste cose esistono già nel territorio – spiega Milani – ma non riescono a decollare per la presenza delle lobbies del marmo. Per questo l’unica soluzione è la chiusura: le due cose, il turismo ambientale e il marmo, non possono convivere».
L’attenzione sulle Alpi Apuane rimane quindi alta. Lo dimostra anche la petizione stessa che nel frattempo ha raggiunto quasi 10 mila firme.
In programma poi un altro convegno che si terrà a settembre a cui parteciperanno anche il filosofo Gianni Vattimo e lo scrittore Roberto Saviano. «Stiamo lavorando anche a un progetto di legge – spiega Milani – da portare in Parlamento per la ricerca di fondi e la realizzazione della conversione dell’economia del marmo a forme sostenibili». Intanto domenica il seminario si è chiuso con una scritta a caratteri cubitali in piazza Napoleone a Lucca ,“Salviamo le Apuane”.
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