Il dolore
«La marmettola inquina»
L’Arpat: «Gli impianti di depurazione spesso sono solo sulla carta»
MASSA. Marmettola, cave e inquinamento. Il dibattito non si ferma e prende forma anche nel maggior social network, facebook, dove nei gruppi locali si è scatenato un vero e proprio dibattito fra ambientalisti, esponenti politici e “agnostici”sul ruolo di agente inquinante della marmettola – in particolare per il Frigido che, come avevamo denunciato nel nostro giornale, diventa una lingua di acqua bianca con la pioggia – e su quello delle cave. La confusione sulla tematica è tanta, ma un po' di chiarezza dovrebbe metterla il report realizzato da Arpat sulla gestione delle acque di lavorazione, delle acque meteoriche, del detrito e dei rifiuti nelle cave delle Alpi Apuane, che è stato presentato dal responsabile del dipartimento di Massa Carrara, Gigliola Ciacchini,al convegno svoltosi a Campiglia Marittima il 7 dicembre 2013, su "Valorizzazione dei materiali lapidei ornamentali del territorio del campigliese e della Toscana meridionale".
Un report quindi non nuovo – consultabile anche nel sito dell'Arpat– ma che mette in luce le varie criticità riscontrate dall'agenzia regionale sulla gestione delle cave, in particolare per gli effetti negativi che ha suoi corsi d'acqua della zona. «Un fattore determinante per la stabilità ecologica delle acque apuane – si legge nel report- è costituita proprio dalle attività connesse al marmo (estrazione e lavorazione), sebbene rispetto al passato la situazione sia notevolmente migliorata. Malgrado non costituisca un serio pericolo per la salute pubblica, la marmettola svolge una forte azione inquinante in quanto responsabile di un grave impatto biologico sui corsi d'acqua apuani. La marmettola si deposita sul fondo dei fiumi e dei torrenti distruggendone i microambienti e disturbando l'insediamento di organismi». Le conclusioni non sono meno rassicuranti e mettono in luce la cattiva gestione delle acque e degli scarti di lavorazione da parte delle cave. «Già la gestione delle acque di lavorazione – si legge - porta spesso a segnalare irregolarità per la mancanza di raccolta delle acque a piè di taglio, per l’assenza o il mancato utilizzo degli impianti di depurazione, che spesso sono descritti solo sulla carta». «La gestione dei rifiuti è critica – continua Arpat- normalmente si trovano rifiuti abbandonati in cave dismesse, senza che nessuno abbia provveduto a far attuare i piani di ripristino, almeno nella parte minima dell’allontanamento dei rifiuti presenti. Lo smaltimento del fango di depurazione delle acque (detto localmente marmettola) come rifiuto è ancora una eccezione, nonostante il fatto che sulle autorizzazioni sia quasi sempre indicato che la marmettola deve essere raccolta e smaltita. In questo caso Arpat procede alla denuncia per smaltimento non corretto di rifiuti se non trova registrazioni di carico e scarico del fango per almeno un anno». Un report rimasto sulla carta. (M.C.)
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