Sicurezza
Caritas, 60 pasti gratis al giorno
Un tempo a tavola c’erano solo stranieri ora ragazzi e famiglie massesi
MASSA. È un microcosmo ai margini della città quello che vive in via Villaggio Apuano, 62 a Cervara. È lì che è situata la mensa dei poveri del centro sociale Caritas e lì, ogni giorno, all’ora di pranzo, si assiste a una processione di bisognosi che aspettano un piatto caldo. Quel posto che, una volta, era frequentato solo da stranieri provenienti dai paesi disagiati adesso si è riempito di italiani, soprattutto, ovviamente, massesi, giovani disoccupati o con problematiche sociali.
Il trend è in continua crescita. Sono circa sessanta infatti le persone che quotidianamente chiedono un pasto alla mensa sociale, dieci in più rispetto al 2013, venti rispetto al 2012. Il 50% sono italiani, mentre fino al 2013 erano solo il 30%. A questi vanno aggiunte le sessanta famiglie che una volta al mese chiedono alla Caritas il pacco alimentare, una piccola spesa con la quale una famiglia media composta da quattro persone può andare avanti una settimana. Numeri, questi, che confermano l'evidente incapacità del territorio massese di assorbire il disagio occupazionale, prevalentemente giovanile ma che attraversa in modo trasversale tutto il territorio. Aziende che chiudono, blocco del turn over, nessuna nuova offerta di lavoro e quello che si crea è un bacino di disoccupati che si autoalimenta giorno per giorno. E quel bacino, alla fine, è costretto a chiedere aiuto, anche per mangiare.
«Io sono qui da diversi anni – racconta il responsabile della mensa sociale Caritas, Giuseppe Ganapini – e ho visto un grande cambiamento sociale. Inizialmente erano solo stranieri, poi hanno iniziato a venire ragazzi con diverse problematiche, chi mentali chi di tossicodipendenza. E ora vedo tanti massesi che prima avevano un lavoro e adesso non ce l’hanno più. Sono perlopiù uomini o donne sole, perché le famiglie hanno più aiuti dal Comune e comunque sono sempre quelle più restie a chiedere aiuto».
L'associazione di volontariato adesso lancia l'allarme. La sua capacità di poter rispondere efficacemente all'emergenza sociale, infatti, si sta riducendo. Aumentano i bisognosi, ma diminuisce la disponibilità economica. Dal primo gennaio la Agea, agenzia pubblica che ogni anno forniva alla Caritas circa 20 mila euro di prodotti alimentari, ha chiuso i battenti e adesso l'associazione va avanti con le donazioni di privati. Lo zoccolo duro di queste donazioni sono Coop, Conad, il forno Martini di Turano e la Cassa di risparmio di Carrara, che anche nel 2013 ha donato 7 mila euro per l’acquisto di celle frigorifere. (M.C.)
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