Trasporti
«Task force per contrastare evasione e nero alle cave»
La proposta del consigliere di maggioranza Giuseppe Scattina (Fds): «Vale la pena distruggere le montagne per valori medi del marmo così bassi?»
CARRARA
Arriva da un consigliere di maggioranza, il dottor Giuseppe Scattina della Federazione della Sinistra, la proposta di intensificare decisamente i controlli sul marmo con una task force. Una proposta corredata da due documenti a dir poco interessanti: cioé le modalità con le quali il Comune ha attribuito i valori medi a due cave, una con prodotto di pregio, l’altra con prodotto medio-basso. «In questi ultimi tempi - osserva Scattina - il dibattito sul marmo, sulle concessioni, i beni estimati, i costi del marmo, si è fatto più vivace e polemico, forse perché il Regolamento, sempre annunciato, non viene ancora proposto alla discussione del Consiglio Comunale e dei cittadini».
Ecco come si calcola il valore medio. «Un tema ricorrente - prosegue Scattina - è quello della valutazione in termini economici, di quanto scende dalle cave e quindi della tariffa che ogni cava deve pagare al comune per quanto estrae dai nostri monti. All’amministrazione ho chiesto, vari mesi fa, l’elenco delle cave in attività, quanto e cosa producono e il prezzo della loro produzione. Mi sono state consegnate delle schede per ogni singola cava relative alle “tipologie e ai prezzi” dell’escavato. Vi sono indicate le varie “qualità” di marmo estratto e le quantità relative, la percentuale in blocchi, in blocchi difettosi, in informi e il prezzo di ognuna di queste categorie. Sull’intero ammontare dell’escavato, con i relativi prezzi viene calcolato il prezzo medio del marmo di ciascuna cava per determinare quindi quanto deve essere versato al comune. In altre parole di ogni camion che trasporti marmo dalle cave, viene registrato il peso e la cava di provenienza; conoscendo il prezzo medio dell’escavato attribuito a ciascuna cava, il Comune applica la relativa tariffa».
Due esempi: cava di pregio e cava ordinaria. «Facciamo un primo esempio - aggiunge - esaminando una di queste schede, naturalmente senza fare il nome della cava, per garantire la privacy. Cava x: produce il 20% di calacatta di prima scelta; un altro 20% di calacatta di seconda scelta; il 30% di bardiglio e un altro 30% di marmi scuri. Del Calacatta di prima scelta solo il 20% è in blocchi (per un valore di 2500 euro la tonnellata); il 30% è costituito da blocchi difettosi (€ 1000/ton) e il restante 50% da informi (€350/ton). Il prezzo medio del calacatta di prima scelta è quindi € 975/ton. Del calacatta di seconda scelta solo il 20% è in blocchi (per un valore di € 1000/ton); il 30% è in blocchi difettosi (€ 500/ton), il restante 50% è di informi (€ 200/ton). Prezzo medio del calacatta seconda scelta è € 450/ton. Del Bardiglio il 40% è costituito da blocchi (€ 140/ton) e il 60% è in blocchi difettosi (€ 70/ton). Prezzo medio del bardiglio € 98/ton. Dei marmi scuri il 40% è in blocchi, e il 60% è in blocchi difettosi, prezzo medio € 42/ton. Da quanto sopra esposto il prezzo medio totale del marmo estratto in questa cava è solo € 325/ton».
«Solo il 4% di marmo calacatta: vale la pena? «Al di là del fatto - commenta Scattina - che queste schede esprimono in larga parte l’autovalutazione dei produttori e quindi è doveroso il sospetto di una sottostima del valore, se non anche della quantità, dell’escavato trasportato al piano, ci sono da fare almeno due osservazioni. La prima è che se il calacatta di prima scelta rappresenta il 20% della quantità totale di marmo escavato e se i blocchi sono a loro volta il 20% del calacatta di prima scelta, ne deriva che il calacatta da € 2500/ton rappresenta solo il 4 % dell’escavato di quella cava. Per cui c’è da chiedersi se per questo 4% valga la pena di devastare i monti, distruggerne i crinali, modificare totalmente l’ambiente. L’esempio riportato riguarda cave, con un marmo pregiato, come il calacatta o lo statuario, ma ci sono cave che hanno una produzione di poco pregio e che producono blocchi (di poco pregio) soltanto per l’1%. Rispetto all’utilità di lavorare cave di questo genere aumentano le perplessità e i dubbi che servano a produrre informi per il carbonato di calcio. In sintesi dalla valutazione di queste schede si deduce che la maggior parte dell’escavato è rappresentata da materiali di poco conto».
«Sottostima? Urgono controlli». «La seconda considerazione - aggiunge Scattina - riguarda l’autocertificazione delle cave circa il materiale trasportato dai singoli camion e il dubbio che ci sia una considerevole sottostima qualitativa. Di qui il problema dei controlli. Nell’immediato credo si debba istituire un servizio di sorveglianza, costituito eventualmente anche da esperti esterni all’amministrazione pubblica, da associare all’Ufficio Marmi del Comune. Si debbono denunciare i camion che trasportano materiale diverso da quello dichiarato nella bolla di accompagnamento e portare in tribunale i responsabili. Bisogna riformare e potenziare l’Ufficio Marmi e prevedere la caducazione per i proprietari di cave che presentino dichiarazioni false. Effettuare seri riscontri, quando si accertino variazioni nella quantità e qualità dell’escavato rispetto agli anni precedenti. Anche in questi casi va prevista e applicata la caducazione. In tempi medi e lunghi invece vanno attuate scelte diverse che richiedono indubbiamente investimenti e riorganizzazione del settore, ma che possono garantire introiti molto maggiori, controllare l’evasione e il nero, assicurare contro possibili infiltrazioni mafiose e permettere accesso al marmo anche dei laboratori e artigiani locali, oggi spesso sfavoriti dalla concorrenza straniera grazie al nero. In questo modo è anche prevedibile un aumento dell’occupazione e del marmo lavorato in loco», conclude la sua analisi Scattina della Fds.
Massimo Braglia
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