Il dolore
La Brugiana col cappuccio e i “parpaghjon”
“Che passion, averlo de ciccia e bagiarlo de carton” . Alzi la mano chi - tra i massesi s’intende - non ha mai sentito dire questa frase alla nonna. Oggi la ridicono anche i giovani, esprimendo...
“Che passion, averlo de ciccia e bagiarlo de carton” . Alzi la mano chi - tra i massesi s’intende - non ha mai sentito dire questa frase alla nonna. Oggi la ridicono anche i giovani, esprimendo inconsapevolmente un malessere, una noia, uno stato d’animo agitato, forse senza coglierne il vero e profondo significato. Questa frase, spiegano gli storici, veniva pronunciata in tempo di guerra dalle donne che, rimaste a casa mentre i mariti erano lontani, si consolavano guardando le loro foto. Ma erano tempi duri: averlo di ciccia, cioè essere sposate con un uomo in carne ed ossa, e doverlo baciare di cartone, ovvero solo in fotografia. Detti popolari, ma ancora attuali: ad esempio, sei di Massa se “Quando la Brugiana mette il cappello vai in cà e piglie l’ombrello”, e in effetti funziona, perché gli anziani sapevano, pur non avendo Meteo.it, che se la Brugiana era coperta dalle nuvole (il cappello) avrebbe piovuto. E ancora, questa poi è utilissima anche oggi: “acqua de Pariana tu ne bea un bicchiero e tu ne fà una damigiana”. Oltre ai proverbi popolari, nel gruppo “sei di Massa se…” vengono ricordate anche esilaranti parole in dialetto stretto, alcune delle quali si sono davvero perse nella notte dei tempi : il “piumaccio”, ovvero il cuscino, le “ciortele”, le lucertole, il “parpaghjón” , il pipistrello, il “percico” , l'albero di pesco e le “bodde”, le rane. Curioso anche scoprire che il massese ha parentele quasi standard. Scrive un cittadino: “Sei di Massa se el tò nonno i lavorave nti campi, to pa ala Refrattari, el tò zio ala Dalmine, el tò cugin ala Bario, un amic de tò pa ala Riv, unalrt ala Olivetti”. Ma la chiosa è alquanto amara: “che fin alan fatt quest fabbrich ?”. Si fa anche lezione di massese, in modo che tutti possano leggere meglio i post del gruppo: “Verbo essere: me asson, te tu sen, lu iddjé, noi assiam, vo ussete, lori iddjen”. Un grandissimo successo: il gruppo accoglie iscritti ad ogni ora e ognuno dà il suo contributo. Ma c'è anche chi non si fida molto dei massesi, famosi per appassionarsi immediatamente a tante cose, per poi dimenticarsene nel giro di poco tempo e, in perfetto stile social, scrive: “Questo gruppo al durerà come un gatto ’n su l’Aurelia”.
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