Il Tirreno

Il coraggio di Vera la partigiana della memoria

Il coraggio di Vera la partigiana della memoria

Medaglia d’oro del consiglio comunale alla Vigevani Jarach e la rotonda di San Sebastiano intitolata a Plaza de Mayo

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MASSA. «Quando qualcuno soffre e ha bisogno di aiuto, non possiamo voltarci dall’altra parte. È nostro dovere aiutarlo. È questa quella cosa che si chiama solidarietà». Vera Vigevani Jarach, la italoargentina cofondatrice del movimento Madres de Plaza de Mayo – l’associazione formata dalle madri dei desaparecidos, ossia i dissidenti argentini scomparsi durante la dittatura militare tra il 1976 e il 1983 – inizia così il suo racconto in municipio. Il racconto di quella lotta per la verità e la giustizia che ha iniziato a combattere quando sua figlia, appena diciottenne e impegnata politicamente, scomparve nel nulla. Come lei altre 30 mila persone. Dissidenti che vennero sequestrati nella totale segretezza durante la notte e cancellati dal mondo, fingendo che non fossero mai esistiti. Per vent’anni la stessa Vigevani non ha saputo dove fosse la figlia, se viva o se morta. Solo con la fine della dittatura vennero alla luce tutte – o quasi – le atrocità commesse dal governo argentino, in particolare di quei “vuelos de la muerte”, dei corpi lanciati in mare col ventre squarciato affinché fossero divorati dagli squali. Una storia che si lega a quella italiana, non solo perché sia tra le vittime sia tra i carnefici c’erano connazionali, ma soprattutto perché è la storia stessa che si ripete e ci lega. Dalla Shoah – che la stessa Vigevani ha vissuto, visto che il nonno è morto ad Auschwitz – ai desaparecidos.

Vera Vigevani ha lottato decenni per ricostruire la storia segreta di quelle sparizioni, cercando anche aiuto in Italia, quando all’epoca Presidente della Repubblica era Sandro Pertini. E ora lotta per quel “nunca mas” (mai più), tanto che lei stessa si definisce una “partigiana della memoria”. «La memoria è importante – commenta la Vigevani – perché serve per individuare gli indizi che portano a queste tragedie. Perché c’è una memoria vissuta, che è ad esempio la mia, e una non vissuta che è quella delle generazioni a seguire e di quelle lontane nello spazio. Sono queste che bisogna educare alla giustizia. Un popolo di giusti – continua la Vigevani – è un popolo di persone che si rifiuta di obbedire, quando l’ordine è quello di massacrare persone, è un popolo che non sta in silenzio, è un popolo che aiuta l’altro».

Ieri mattina Massa ha reso omaggio a questa grande con a un consiglio comunale straordinario in cui il sindaco Alessandro Volpi ha consegnato alla Vigevani una medaglia d’oro che la riconosce ufficialmente Partigiana della Memoria. Vera è entrata con il suo tradizionale foulard bianco legato sotto al mento, simbolo delle madri di Plaza de Mayo, commuovendo l’intera sala. Presenti anche alcune scuole della provincia, l’Anpi e altri cittadini che hanno voluto onorarla indossando – le donne – un foulard bianco. «Io – si rivolge ai ragazzi – ho esami continuamente come voi: quelli dei tribunali. E continuerò a sostenerli per la verità. Noi non perdoniamo finché non ci sarà giustizia».

Dopo il consiglio si è tenuta la celebrazione per l’intitolazione della rotonda davanti alla chiesa di San Sebastiano alle madri di Plaza de Mayo. E sulle dolci note di violino che partivano da sotto il cornicione della chiesa e suonavano “Libertango” di Piazzolla, la Vigevani percorre la rotonda, si ferma davanti alla targa di marmo con inciso un fazzoletto bianco e la scritta “alle madri di Plaza de Mayo”. Massa ricorderà per sempre Franca Jarach e gli altri trentamila desaparecidos.

Melania Carnevali

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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