Italia
Scuola Bene Comune dice no ai test Invalsi e ai “contributi”
Presentato il coordinamento provinciale, insegnanti e genitori insieme: «In primo piano i diritti degli studenti»
CARRARA. Un coordinamento per ribadire che gli studenti sono portatori di diritti e non possono essere assimilati, insieme alle loro famiglie, a dei clienti degli istituti, come sempre più spesso accade: è questo il messaggio che lancia il “neonato” Coordinamento Scuola Bene Comune. Boicottaggio delle prove Invalsi, massima attenzione ai contributi volontari richiesti dalle scuole e un confronto allargato sul servizio mensa e sull’ora alternativa per chi non frequenta la lezione di religione: sono questi i temi sul tavolo del neonato Coordinamento Scuola Bene Comune della provincia di Massa-Carrara, un organismo composto da insegnanti e genitori per riportare gli studenti al centro del sistema scolastico. Il coordinamento è figlio della battaglia, condotta lo scorso anno contro le prove Invalsi da un gruppo di docenti e genitori: tra loro ci sono alcuni iscritti al sindacato dei Cobas e qualche esponente del Movimento 5 Stelle, ma anche molte persone “comuni” non associate a organizzazioni o partiti. «Troppo spesso i ragazzi e le loro famiglie vengono trattati dalla scuola come dei clienti. Noi vogliamo ricordare che gli studenti, i nostri figli, sono prima di tutto portatori di diritti» ha spiegato Serena Tusini, insegnante iscritta ai Cobas. I fronti su cui si impegnerà il Coordinamento sono molteplici a iniziare dal servizio di refezione scolastica: «Vogliamo costruire una rete di genitori per parlare di quello che i nostri figli mangiano a scuola, perché ci sono molte perplessità sul servizio che viene erogato» ha spiegato Giulio Milani, attivista del Movimento 5 Stelle. Un altro “cavallo di battaglia” di Scuola Bene Comune sarà sicuramente il “no” alle prove Invalsi: «Proporremo anche quest’anno un boicottaggio dei test e il 6 e 7 maggio, quando si terranno le prove nelle scuole elementari, organizzeremo un’iniziativa alternativa, invitando i docenti a non somministrare i test e le famiglie a non mandare i ragazzi a scuola» ha spiegato Silvia Bassi, una mamma che ha aderito al Coordinamento. Nel frattempo, i membri di Scuola Bene Comune hanno già realizzato un opuscolo, per mettere in guardia i genitori dal “contributo volontario” che molti istituti chiedono in occasione delle iscrizioni: «In alcuni casi c’è poca trasparenza, ci sono scuole che arrivano a chiedere anche 100-150 euro all’anno, e lo fanno in modo pressante, quasi fosse un obbligo. Noi vogliamo ricordare che invece il contributo deve essere esclusivamente volontario e soprattutto rendicontato dalle scuole, quindi sollecitiamo i genitori a chiedere l’accesso agli atti per verificare il rispetto della legge» ha spiegato ancora Serena Tusini. Info sulla pagina face book ScuolaBeneComuneMs o scuolabenecomunems@gmail.com. (c.ch.)
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