Il Tirreno

Materno-infantile, dibattito caldo

Materno-infantile, dibattito caldo

Il primario di cardiochirurgia pediatrica dell’Opa parla in commissione sanità

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CARRARA. «Credo che l'unica necessità sia quella di sedersi intorno a un tavolo e discutere, carte alla mano, della situazione, tenendo presente che nessuno sta facendo la guerra a nessuno. Siamo consapevoli che la Regione non ha alcuna intenzione di screditarci, visti anche gli ingenti finanziamenti pervenuti negli anni scorsi». Così, per fugare ogni ombra di attacco sferrato alla politica (come è apparso temere il capogruppo del Pd Roberta Crudeli), ha chiuso il suo lungo intervento in Commissione Sanità ieri mattina, il dottor Bruno Mursi, Primario di cardiochirurgia pediatrica all'Opa.

Il Direttore della Fondazione Monasterio infatti, Murzi ne è certo, sarebbe disponibile ad andare incontro alle esigenze dettate dalla spending review per mantenere l'eccellenza costituita dall'Ospedale Pediatrico Apuano.

Di ieri mattina infatti, per la prima volta in 20 anni, il personale del nosocomio si era riunito in assemblea, per discutere di quella che appare un'inconcepibile decisione: chiudere il reparto materno infantile per trasferirlo al Noa (cioè il nuovo ospedale provinciale per acuti). «Quando, nel 2007, si decise di costituire il punto nascita all'Opa – afferma Murzi – la Regione stanziò 11 miliardi delle vecchie lire e il CNR, per la prima volta a favore di un soggetto esclusivamente partner, 5 miliardi. Quali siano le ragioni che portano alla chiusura di una struttura praticamente nuova è difficile capirlo, se non pensando al fatto economico. Ci sono colleghi, come i dottori Migliorini e Baratta, che alludono a problematiche di carattere burocratico e sanitario, e chi, come il dottor Del Maso arriva a parlare di sicurezza. Tutte queste argomentazioni non hanno fondamento: dal punto di vista burocratico ci sono più strutture sanitarie, prima fra tutti il “Regina Margherita” di Torino che fanno capo a più stabili dislocati sul territorio, dal punto di vista sanitario quest'anno, rivolgendoci al Centro trasfusionale di Massa, abbiamo utilizzato ben 7mila sacche di sangue fra urgenze ed emergenze, a fronte delle 168 utilizzate dal materno infantile, in ultimo, la sicurezza».

Su questo argomento, Murzi ha detto: «Che non si venga a parlare di problemi di sicurezza per un reparto che ha avuto, nel 2012 lo 0% di mortalità e senza rendersi conto che sarebbe stato criminale tenere attivo un punto nascite per ben sette anni senza che fossero rispettate le norme di sicurezza».

L'eccellenza cardiochirurgica, ha affermato, verrebbe altamente depotenziata privando l'ospedale del reparto neonatale che, negli ultimi anni ha portato un flusso di utenti in continuo aumento.

Nel 2013 gli interventi, fra adulti e bambini, sono stati 1.250, numero questo su cui non si potrebbe contare togliendo il reparto materno infantile in una struttura che, ora che si è in grado di diagnosticare cardiopatie congenite già al quarto mese di gravidanza, è fortemente impegnato nella ricerca, per poter a breve intervenire approvando nuove cure in grado di agire sul feto ancora in utero.

Una struttura in costante crescita insomma, è stato spiegato alla commissione sanità del Comune, e che ad oggi conta più interventi del Gaslini di Genova su neonati cardiopatici, arrivando a seguire con successo ben 44 parti con cardiopatie congenite nel solo 2013 (in tutta la Toscana di questi interventi in un anno ce ne sono stati appena due).

«Come Provincia fummo dei precursori, quando, nel 2007, la Asl1 promosse l'approccio multidisciplinare per il percorso nascita, quello cui, adesso tende ogni ospedale”, afferma la cardiologa pediatrica Isabella Spadoni, aggiungendo che «adesso vediamo l'Azienda Sanitaria negare gli stessi principi che aveva sostenuto... Perché dobbiamo distruggere un'esperienza sulla quale si sono investiti soldi e professionalità?». Al di là di ogni valutazione comunque, questo i due medici tengono a ribadire: no ad un taglio netto, ma fondamentale sarà discutere apertamente dei pro e dei contro e, nel caso, di risorse finanziarie, nell'interesse dell'intera Provincia.

La commissione sanità ha preso atto delle illustrazioni. L’incontro è stato voluto anche perchè Carrara non ha più il punto nascite. I bimbi carraresi nascono (salvo altra scelta dei genitori) oltre foce, e il dibattito sulla collocazione del Materno infantile investe quindi anche il nostro territorio.

Barbara Monaco

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