Sicurezza
Massa Servizi, un danno di 3,6 milioni di euro
Il pm: un’operazione inquietante, colpevole acquiescenza dell’amministrazione Ecco chi sono i trenta fra consiglieri comunali, politici e tecnici nel mirino
MASSA. Massa Servizi-Ariete: il passato che ritorna. Contestata da molti come una specie di scatola mangiasoldi, ma difesa da tanti altri, il Pd e prima la Margherita in testa, come una formula efficace per la riscossione dei tributi; cancellata dall’amministrazione Pucci nel 2010 dopo una dura battaglia amministrativo-legale, la società della discordia torna di nuovo alla ribalta con l’azione della procura regionale della Corte dei Conti che ha avviato un’indagine (per ora di tipo “conoscitivo”) sulla convenzione del 21 maggio 2005 con cui il Comune rinnovò i rapporti con Massa Servizi.
“Una vicenda inquietante” sia “per i molteplici profili di illegittimità rilevati, sia per la callidità (astuzia ndr.) dei comportamenti accertati”, la definisce la procura della magistratura contabile. Un’operazione di ingegneria societaria che avrebbe provocato un danno all’erario, cioè alle casse del comune (e, in ultima istanza alla collettività), di 3,6 milioni di euro. Un conto pesante, un debito che potrebbe ricadere, se la procura della Conti riterrà di dover procedere e se le responsabilità verrano accertate, sui 30 fra consiglieri comunali, sugli ex amministratori e sui funzionari che vararono quel provvedimento. Ad essi la procura della Corte ha inviato in questi giorni altrettanti “inviti a dedurre” presumendo una “colpa grave” nel loro comportamento. Per ora, sia chiaro, siamo a un passo indietro: alla fase, appunto, in cui la procura chiede agli amministratori di depositare entro 30 giorni memorie difensive o chiedere di essere ascoltati dal pm.
Danno di 3,6 milioni. La Corte dei Corti ha fissa in 3,6 milioni di euro di presunto danno erariale? Con un calcolo effettuato dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta penale sulla società. Le fiamme gialle hanno accertato che dal gennaio 2006 al gennaio 2010 Massa Servizi Srl. ha emesso nei confronti del Comune fatture per un totale di 16.220.324 euro. Le fatture emesse da Ariete Srl. socio privato di Massa Servizi e braccio operativo della società ammontano per lo stesso periodo a 12.613.415 euro, tutte onorate. Dunque, Ariete ha speso per effettuare i servizi di riscossione dei tributo, accertamento dell’evasione, gestione dei servizi cimiteriali)e tutti gli altri compiti affidati dal Comune alla società) 3.606.908 euro in meno rispetto a quanto il Comune ha pagato a Massa Servizi.
Costi gonfiati. Il danno erariale “in pregiudizio al Comune di Massa” sta precisamente, secondo la procura, in questa differenza. In altre parole, di tratta di fatture gonfiate: “sull’ente pubblico è gravato un esborso finanziario ampiamente superiore (di 3,6 milioni) a quello che era l’effettivo costo del sevizio fornito, fatturato e pagato ad Ariete”.
Affidamento illegittimo. Ma non è solo questo. Secondo quanto ricostruito dalla Gdf, la cui conclusioni sono, per la Corte dei Conti “ampiamente da condividere”, è indubbio che “l’affidamento dei servizi comunali a Massa Servizi sia stato totalmente illegittimo. Tutta l’operazione era preordinata sin dall’inizio per attribuire a soggetti privati l’appalto dei servizi in questione, senza ricorrere a gare, senza alcuna procedura di evidenza pubblica e senza alcuna valutazione di congruità degli oneri accollati al Comune”. Massa Servizi era “una scatola vuota, un comodo paravento dietro al quale si celavano gli interessi personali individuati dalla procura penale”, scrive ancora al Corte dei Conti.
Nessun controllo. Ancora: “A contribuire al danno erariale è stato anche il fatto che il corrispettivo da erogare a Massa Servizi Srl non era stato oggetto di una preventiva analisi accurata o comparazione di costi (del resto impossibile senza il ricordo a una gara pubblica). E ciò senza contare che “Ariete conseguiva utili e non solo beneficiava del diretto affidamento dei servizi ma come socio di Massa Servizi partecipava agli utili di essa.
La “colpa grave” dei politici.“Un’operazione ben congegnata, la definisce lo stesso procuratore regionale Angelo Canale, che non poteva – e qui si arriva alla chiamata in causa degli amministratori – “non fare affidamento sulla grave, colpevole trascuratezza e sull’acquiescenza dell’amministrazione comunale, senza le quali l’operazione non si sarebbe potuta realizzare. E allora ecco l’invito ai 30 “che appaiono avere concorso quanto meno a titolo di colpa grave, alla causazione dell’ingente danno erariale”, a presentare le loro difese.
I 30 nel mirino. Destinatari delle attenzioni della Corte sono:
Fabrizio Neri, all’epoca sindaco e presente, con voto favorevole alla seduta del 25 maggio 2005 con cui venne approvata la convenzione; Angelo Morelli, in qualità di assessore proponente; Massimo Tognocchi, il dirigente del settore Bilancio che sottoscrisse il contratto di servizio ed espresse parere favorevole di regolarità tecnica;Francesco Fontanazza, segretario comunale per avere “omesso i doverosi riscontri sulla legittimità dell’atto. Roberto Pucci, sindaco durante il periodo di esecuzione del contratto di servizio.
Con loro i consiglieri comunali che votarono a favore:
Piercarlo Alberti, Sauro Benedetti, Uilian Berti, Luciano Bertoneri, Marco Betti, Sandro Casalini, Guglielmo Cecchini, Armando Colle, Gabriella Gabrielli, Fabrizio Giuseppini, Gregorio Giuseppini, Giovanni Giusti, Laurto Giusti, Angelo Lieti, Ernesto Manfredi, Mario Manfredi, Andrea Ofretti, Nino Paolini, Franco Peselli, Giovanni Ricci, Gino Rivieri, Alberto Tonarelli, Federico Uzzo, Lara Venè, Cristina Volontè.
C’è chi disse no. Sette furono i voti contrari alla convenzione in quel consiglio del maggio 2005. Tra questi, quello di Loreno Vivoli (Comunisti italiani) il quale sostenne inammissibile la proposta in quanto la Corte di giustizia europea, il Garante della concorrenza e il Consiglio di Stato si erano espressi contro la legittimità dell’affidamento a privati della gestione di servizi pubblici come la riscossione dei tributi locali. Martina Nardi e Pier Paolo Marchi (Prc) contestarono invece l’affidamento senza gara pubblica. I loro emendamenti vennero respinti. Massa Servizi, per la maggioranza era “efficiente, efficace ed economicamente vantaggiosa”.
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