Il Tirreno

2013, commercio ko «Abbiamo perso 1.600 imprese»

di Alessio Profetti

Norberto Ricci: «I consumi si sono ridotti dell’8%» Abbigliamento, calzature e alimentari i settori più colpiti

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MASSA. Neanche le feste di Natale e i saldi sono riusciti a risollevare il morale – e il portafogli – dei commercianti di Massa. Male l'abbigliamento, male il settore delle calzature, anche i generi alimentari non sono stati risparmiati dal crollo delle vendite.

Non si può certo dire che il 2013 sia stato un anno positivo per il commercio: il trend di de-crescita che ha accompagnato tutto il 2012 ha infatti confermato la sua presenza anche per l'anno appena concluso colpendo quasi tutti i settori legati alle vendite. Certamente il crollo del potere d'acquisto e la tragica situazione occupazionale – due elementi che si rincorrono - esercitano forti ricadute sul commercio, abbassando il clima di fiducia delle persone e influenzandone le scelte di consumo, ad esempio spostando i consumatori verso hard discount e grandi marche.

«Possiamo considerare il 2013 come l’anno più nero degli ultimi decenni - spiega Norberto Ricci, presidente della Confcommercio - il tasso di disoccupazione è schizzato al 14,4%, la cassa integrazione è calata del 34% ma solo perchè le imprese hanno chiuso. In un anno abbiamo perso circa 1600 imprese in tutta la provincia ed è un dato che non si è ancora rimarginato. Per quel che riguarda i consumi quest’anno abbiamo avuto un meno 8% che sommato al dato negativo dell'anno scorso (-7%) porta il dato sui consumi ad una contrazione del 15% in due anni. L’unico dato positivo riguarda la crescita del e-commerce».

Un trend negativo che non si placa e colpisce in parte anche la grande impresa, ma soprattutto abbassa i consumi nel settore alimentare (-4,2% fino a giugno 2013) abbigliamento, piccola distribuzione e al dettaglio.

Proprio l’abbassamento dei consumi nel settore alimentare risulta essere uno specchio delle difficoltà economiche che attanagliano il territorio: «Purtroppo abbiamo riscontrato dati negativi e anche il periodo di saldi si è dimostrato alquanto modesto – -spiega Umberto Sarto della Confcommercio - penso che quando anche i beni e i generi di prima necessità vengono toccati da abbassamenti vistosi questo sia già di per sé un segnale abbastanza esplicativo».

Il settore che incontra più difficoltà? Quello dell’abbigliamento e calzaturiero, «d’altra parte - continua Sarto - in tempi di crisi sono questi i beni più colpiti dal risparmio delle famiglie».

Anche le attività legate al turismo non se la passano bene: circa 120mila presenze in meno nei primi otto mesi del 2013, diminuiscono i turisti italiani e aumenta invece la presenze di tedeschi e olandesi nelle strutture alberghiere. «Nella nostra città - continua Ricci - il turismo potrebbe essere una risorsa e una risposta occupazionale per il territorio, invece è sempre stato penalizzato o poco considerato. Più che un’opportunità sembra essere un qualcosa a cui affidarci in momenti difficili».

Soluzioni? Secondo la Confcommercio è necessario creare un sistema di detassazione più forte ed incisivo e la categoria si rivolge direttamente all’amministrazione: «Non possiamo lamentarci o criticare i commercianti - spiega Ricci - tutto quello che potevano fare ormai l’hanno fatto. Le amministrazioni devono capire che tutte queste problematiche devono essere affrontate con più celerità». Ma c’è anche un altro problema che è indicativo – causa e, insieme, conseguenza - della crisi e riguarda le capacità di operare sul mercato: «In tempi come questi - conclude Sarto - dove c’è una generale mancanza di lavoro, le persone cercano e sperano di investire i propri risparmi in qualche attività, spesso però la mancanza di una adeguata formazione e di una preparazione comporta la chiusura dell’attività», chiusura che, mediamente, avviene entro un anno.

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