Il Tirreno

Il Comune pronto a confiscare il Doria

di Chiara Sillicani

Al via i procedimenti per acquisire i 33 appartamenti: 90 giorni e Palazzo civico potrebbe diventare proprietario della rta

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MASSA. Un complesso da capogiro, con tanto di attico e appartamenti vista mare. E, a far da cornice, giardino e profumo di salmastro. Proprietà immobiliari che farebbero gola ai più abili imprenditori del settore, gioiellini da centinaia di migliaia di euro.

Ma chi li ha acquistati quei gioiellini ora rischia - di rischio si tratta, perché la partita non è ancora chiusa - di perdere ogni diritto di proprietà ed utilizzo. Nessuna compravendita, nessuna cessione, ma un passaggio di mano a suon di ricorsi e carte bollate. Gli acquirenti perdono la disponibilità del bene e ad acquisirla è il Comune: Palazzo civico - in barba ai problemi di bilancio - si ritrova “un tesoro” tra le mani. Si ritrova, o meglio “potrebbe ritrovarsi”: il condizionale è d’obbligo perché il passaggio ancora non è ultimato. La partita si gioca nei prossimi novanta giorni: l’amministrazione ha, infatti, messo in moto il complesso iter burocratico e solo trascorsi i tre mesi dalla notifica “si prende” tutto.

Ai proprietari rimane una carta da giocarsi: il ricorso al Tribunale amministrativo (entro 60 giorni) o al Presidente della Repubblica (entro 120 giorni). Ricorso a cui - è lecito pensare - verrà affiancata la richiesta di sospendere l’efficacia dell’atto, in attesa della pronuncia definitiva.

Palazzo civico, dunque, con tanto di atti dirigenziali, si prepara ad acquisire un intero complesso immobiliare. E lo fa in base ad una sentenza del Tar che fissa e ribadisce un’equazione: se esiste lottizzazione, allora può scattare la confisca. Ma andiamo per ordine: il Doria è una rta trasformata in mini appartamenti. Sul caso la Procura apre un’indagine e si arriva a processo. Ma - la sentenza è del giugno 2011 - non scattano le condanne. Nè per il titolare della società che ristrutturò l’immobile, nè per chi ha amministrato il residence. Il giudice ritiene che non ci sia lottizzazione abusiva perché non ravvisa contrasto con lo strumento urbanistico. Il Comune, però, gioca la sua partita, agendo su un piano diverso, quello amministrativo. E muove i primi passi revocando l’abitabilità e ordinando (nel 2008) lo sgombero. Chi ha comprato (tra cui l’onorevole Valdo Spini) deve lasciare l'appartamento.

Scattano, chiaramente, i ricorsi al Tar che, con una serie di sentenze del 2009, accoglie, però, le ragioni di Palazzo civico e dichiara legittimi i provvedimenti. Il Comune chiede quindi un nuovo accatastamento (non più come casa, ma come albergo) e il ritorno all’esercizio dell’attività turistica. Viste le sentenze del Tar (a loro sfavorevoli), i proprietari chiedono una sanatoria, vogliono riattivare l’rta. Il Comune, però, stabilisce una condizione: per farlo è necessario che tutti i proprietari siano d’accordo. E l’accordo non arriva, sono tre i contrari. Il Comune, contro di loro, va avanti: con la determinazione 860 - ecco il nocciolo della questione - archivia il procedimento per tutti quelli che hanno detto sì alla sanatoria, ma accerta «l’avvenuta lottizzazione abusiva» per gli altri 3. E lo fa anche alla luce di una nuova interpretazione giurisprudenziale che considera lottizzazione anche il frazionamento (in appartamenti) e l’uso improprio del bene.

I tre proprietari ricorrono ancora al Tar e chiedono la sospensiva delle determinazione 860. La sospensiva, però, non arriva e scatta l’acquisizione. Ma quando il Tribunale entra nel merito - eccoci alla sentenza clou - quella determinazione la annulla, almeno nella parte in cui prevede l’archiviazione della lottizzazione abusiva per 30 proprietari. La logica è: se la lottizzazione c’è, c’è per tutti. Palazzo civico fa il punto, poi decide: partono i 33 procedimenti per l’acquisizione. Ora la palla è nelle mani degli acquirenti. A loro la possibilità di un nuovo ricorso.

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