Il dolore
Omicidio Dazzi, si riapre il giallo
Il blog Inchiostro scomodo parla di mavita organizzata e banda della Magliana
CARRARA. Nel 1991 non ci fu solo lo sconvolgente omicidio di Alessio Gozzani; il 15 maggio fu assassinato, con un’autobomba, l’ingegner Alberto Dazzi. Sul blog “Inchiostro scomodo”, gestito dai giornalisti Pier Paolo Santi e Francesco Sinatti, si dà una rilettura di quel tragico episodio.
I due cronisti scrivono di aver riletto gli atti inerenti al complesso caso della morte dell'ingegner Alberto Dazzi - che a loro avviso sarebbe legato all'appalto del Marble Hotel dei mondiali del 90 - e spiegano di aver recuperato un rapporto del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Massa-Carrara (indagine "Ombra", procedimento penale nr.406/95), del 12 luglio 1997.
I due cronisti scrivono che una azienda edile, il 4 luglio del 1991, tenne l’assemblea straordinaria nella quale fu nominato un nuovo presidente. Questo stesso neo presidente, l’anno successivo, insieme al padre, fu arrestato dalla Dda di Salerno per associazione a delinquere di stampo mafioso "in quanto appartenenti, a vario titolo, al clan Galasso"». Galasso - ricordano Santi e Sinatti - «era considerato molto vicino alla banda della Magliana, citata più volte nei fascicoli del caso Dazzi con due referenti: Del Santo e Gozzani».
In quegli anni, si aggiunge nell’articolo, «punto di riferimento per Cosa Nostra, nella fascia costiera fra Spezia e Livorno, era Carmelo Musumeci». E a loro avviso, «Potrebbe rivelarsi utile seguire la pista del clan Nuvoletta alleato all'epoca con il boss della Versilia, Carmelo Musumeci. Il litorale ligure - toscano che va da La Spezia a Livorno, era costellato di alleanze fra le due organizzazioni che sfumavano l'una dentro l'altra. Non deve sorprendere, quindi, che molti affari precedentemente di Cosa Nostra siano passati di mano (quasi automaticamente) alla Camorra dopo il 94. In concomitanza con il fallimento della strategia della tensione di Totò Riina. Vale la pena notare che Pasquale Galasso frequentava spesso Montecatini Terme, guarda caso la stessa zona preferita dai Nuvoletta». “Inchiostro scomodo” sostiene che anche Musumeci è menzionato più volte nei rapporti del caso Dazzi, perché potrebbe essere stato interessato ad entrare nell'affare del Marble Hotel».
La pista della banda della Magliana, per l’omicidio di Alberto Dazzi, spunto anche nel 1995, come riferì “Repubblica”. Alberto Dazzi, l'ingegnere di 53 anni ucciso con una carica di tritolo sotto la sua auto, sarebbe morto - scriveva “Repubblica” - «perché non aveva restituito i soldi presi in prestito dagli usurai della banda della Magliana. Lo avrebbe affermato un pentito interrogato dai magistrati della Dda fiorentina Margherita Cassano e Silvia Della Monica, sollevando così il velo su uno degli omicidi ancora irrisolti che hanno insanguinato la costa toscana. Secondo alcune indiscrezioni il pentito - la cui identità è coperta dal più rigoroso riserbo - avrebbe raccontato che Alberto Dazzi, socio della Caprice Srl, per poter ripianare i bilanci gravemente deficitari della società si sarebbe rivolto al trafficante di stupefacenti Giuseppe Mignani per ottenere denaro. Mignani, recentemente condannato in via definitiva per traffico internazionale di stupefacenti e collegato ad uno dei boss più importanti della banda romana, Pietro Cannovale, detto "il Coniglio", avrebbe messo in contatto l'ingegnere carrarese con i membri della Magliana che si occupano di usura». Il pentito, proseguiva l’articolo di Repubblica, raccontò che il denaro non fu restituito, e così la banda della Magliana avrebbe pensato di eliminarlo. Repubblica ricordava che «L'ipotesi che Dazzi fosse morto per un debito contratto con la banda della Magliana era stata avanzata anche da Ludovico Tancredi, detto "Giuliano", il pentito dell'autoparco milanese che, ascoltato dal sostituto procuratore di Massa Augusto Lama, riferì i contatti tra Dazzi e Mignani e la necessità di denaro dell'ingegnere. Lama, nell' immediatezza dell'omicidio, fece analizzare i bilanci della Caprice srl, rilevando l'enorme passivo della società da poco impegnata nella costruzione del "Marble Hotel", l'insediamento turistico all'uscita della A12, a Carrara. Ma i bilanci, allora, non "parlarono" d'altro». Fin qui gli articoli dell’epoca di Repubblica. Il giallo continua ad essere irrisolto.
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