Attenzione
Rapina in banca, terrore ad Ortola
In tre minacciano clienti e dipendenti con un taglierino e li chiudono in bagno. Pugni al cassiere, 25mila euro il bottino
MASSA. Il taglierino è nella tasca, ma il metal detector non lo segnala. Questione di percentuali: il metallo nella lama è poco e l’allarme non suona. Così lui entra in banca come un qualsiasi cliente. A pochi metri due complici: appena si accorgono che ce l’ha fatta ad entrare, non perdono un attimo e lo seguono, uno di loro ha il volto coperto.
Sono quasi le 15, 30 e la filiale della Cassa di risparmio di Lucca, ad Ortola, sta per chiudere i battenti: i dipendenti si accorgono che quel tipo appena entrato, mai visto prima e con l’accento siciliano, non è lì per un’operazione bancaria. Pochi secondi e compare il taglierino, i complici sono a due passi, superano la porta e danno man forte. Non sembrano esperti, la loro prima mossa è evitare intralci: il taglierino puntato al viso e clienti e dipendenti non oppongono resistenza, tutti chiusi in bagno. Una rapina in perfetta regola. Rimane dietro il bancone solo il cassiere, lui “serve”, conosce la combinazione della cassaforte e i rapinatori puntano ad un bottino di tutto rispetto. Mario Angeloni, 61 anni, lavora in banca da 40 e con coltelli puntati e furti non ha mai avuto a che fare. L’uomo con una calza in viso, a nascondere i tratti, lo porta di fronte al “forziere”, pretende la combinazione. Mario è agitato, spaventato, i numeri che indica non sono quelli giusti e il meccanismo non scatta. Il rapinatore non si perde in parole e gli sferra un pugno secco sulla nuca.
I tre tentano di tutto per aprire la cassaforte, ma nulla; il ferro con cui provano a far girare la serratura si spezza. A quel punto si accorgono che non c’è più tempo da perdere, impossibile aprire lo sportello blindato e l’obbiettivo diventa arraffare fino all’ultimo spicciolo dietro il bancone. Un malloppo da 25mila euro tra le mani e si danno alla fuga. Ma prima uno spintone al cassiere, perché entri anche lui in bagno, e una minaccia, con il taglierino allungato: non uscite di qui per mezz’ora.
Loro (5 uomini e una donna), stretti in un ambiente piccolissimo, sono spaventati; lasciano passare una decina di minuti, poi, quando si accorgono che tutto è tornato alla normalità, escono.
Partono le telefonate alla polizia e al 118, i dipendenti temono che il collega colpito in testa non stia bene. La Squadra mobile e i medici si precipitano, ma fortunatamente Mario Angeloni non è ferito. Solo - e comprensibilmente - spaventato. Qualche minuto e arriva la moglie, l’ha avvisata e lei corre, teme il peggio e si rassicura solo quando vede il marito sulle sue gambe.
In bagno per una ventina di minuti è rimasto anche Emanuele Ceragioli. Doveva fare un’operazione, ma sapeva di essere in ritardo, ha guardato l’orologio e avuto la conferma: 15,43 (la banca chiude alle 15,35), la porta della filiale, però - si è meravigliato - era ancora aperta: «Sono entrato e un uomo mi ha avvicinato mostrandomi il taglierino, con lui ce n’era un altro. Mentre un terzo, con una calza in viso, tentava di aprire la cassaforte. Avevano accento siciliano. Mi hanno costretto ad entrare in bagno, hanno chiuso la porta, ma non hanno trovato la chiave». E uno di loro è rimasto a guardia: «Abbiamo sentito i rapinatori chiedere la combinazione al cassiere e dar lui una botta quando la cassaforte non si è aperta». Poi la minaccia di non uscire e il silenzio.
E adesso Ortola trema: lì il via vai è continuo. Bar, farmacia, negozi, scuola e asilo a pochi passi. Un posto tranquillo, un’atmosfera da paese. Ieri pomeriggio nessuno si è accorto di nulla, ma l’idea che a pochi passi qualcuno l’abbia rischiata grossa, fa davvero paura.
Chiara Sillicani
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