La manifestazione
«A rischio i piani dell’Opa con il trasferimento»
Il primario di cardiochirurgia Bruno Murzi replica ai colleghi Baratta e Migliorini «Non ha senso creare un micro centro nascite da tenere a Montepepe»
MASSA. «Con la Asl non riusciamo a parlare. Abbiamo fatto un solo tavolo tecnico e noi dell'Opa ci siamo alzati dopo pochi minuti perché le premesse erano "Il punto nascita sarà al Noa, ma troveremo una soluzione anche per voi". Inaccettabile. Non siamo più stati convocati, ma abbiamo appreso dalla stampa dichiarazioni che stanno creando una disinformazione generale altrettanto inaccettabile».
Bruno Murzi, primario di cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale del Cuore non usa mezzi termini nel commentare la decisionedella Regione di trasferire il Materno infantile da Montepepe all’ospedale unico di viale Mattei e le dichiarazioni poi dei colleghi primari, a supporto tecnico di questa decisione, Paolo Migliorini (Ostetricia e ginecologia) e Alberto Baratta (dipartimento emergenza urgenza). Murzi lo dice a Logos, trasmissione di Antenna3 , dove si è discusso in diretta del trasferimento del dipartimento materno infantile al Nuovo ospedale (Noa).
Con Murzi, l’ex assessore alla sanità Franca Leonardi ed Ennio Minervini per il comitato salviamo l'Opa. C'è anche il sindaco di Massa Alessandro Volpi. La Asl invia una mail in cui il direttore generale Maria Teresa De Lauretis si scusa di non poter essere presente per impegni improrogabili. Manca il dibattito, la contro parte. Rammaricato il dottor Murzi: «Con la Asl non riusciamo proprio a parlare», dichiara.
Sicurezza. Murzi decide di smentire tutte le dichiarazioni del direttore sanitario Maurizio Dal Maso e anche quelle del dottor Paolo Migliorini e Alberto Baratta, i primari incaricati dalla Asl 1 di spiegare la bontà del progetto di trasferimento del Dmi (dipartimento materno infantile) al Noa: «Non è vero che quel corridoio di 20 metri che divide l'Opa dal Dmi non ha mai salvato nessun bambino, come dice Dal Maso».. Murzi mostra i filmati di un intervento che fu innovativo: «Scoprimmo un tumore nel ventricolo sinistro diagnosticato in utero; facemmo nascere il bambino, il tumore era grande come tutto il suo cuore, potemmo trasportarlo in terapia intensiva, stabilizzarlo e poi operarlo, rimuovendo il tumore attraverso la valvola mitrale. Un intervento eccezionale grazie al quale quel bambino e altri 40 nel 2013 sono ancora vivi».
Sul tema della sicurezza gli animi si scaldano. «Stiamo attenti a ciò che viene dichiarato- dice Leonardi-; la Asl mi sta dicendo forse che in sette anni abbiamo fatto partorire donne non in completa sicurezza? E la Regione lo ha permesso? E anche se ci fossero state delle problematiche organizzative, due direzioni sanitarie come quella provinciale e regionale non sono riuscite in sette anni a farvi fronte? Io non ci voglio credere».
Progetti a rischio. Si discute dell'eccellenza e dei rischi che l'Opa correrà qualora dovesse venir privato del Dmi: «Per il dipartimento materno infantile furono spesi dalla Regione Toscana 21 miliardi di vecchie lire, ma non per un progetto temporaneo, bensì per creare un centro di eccellenza. E oggi quei soldi, se il Dmi verrà trasferito, saranno stati gettati via e assieme alla struttura nuova di zecca, si perderanno anche i progetti che noi dell'Opa stavamo coltivando grazie alla vicinanza del punto nascita. Voi conoscete le cellule staminali? In futuro chirurghi come me spariranno perché si sta cercando di trattare in utero le cardiopatie congenite. Bene, noi dell'Opa siamo già pronti, abbiamo tutto per farlo. Le cellule staminali a breve già le metteremo nel feto. Se ci levano il punto nascita, ci porteranno via anche il progetto» .
Micro punto nascita. Murzi attacca sul micro punto nascita che la Asl vorrebbe mantenere all'Opa, per coprire quei 35 parti l'anno di bambini cardiopatici: «Non ha alcun senso. Vorrebbero mettere in piedi una equipe itinerante, che si sposta dove c'è bisogno. Ma quando? Se non sappiamo mai il momento del parto? Facciamo tutti cesarei venendo meno alle basi della medicina generale? Inoltre, a sentire i due primari, all'Opa rimarrebbero sempre quei problemi di mancata sicurezza evidenziati per le partorienti, ma che sono uguali anche per il bambino. Quindi? Altri trasferimenti? Tutti sanno che si cerca di evitarli al massimo i trasferimenti in ambulanza, perché comunque rischiosi».
Project e rientri. «Quello della sicurezza è una scusa. Una cosa giusta Dal Maso la disse, anzi gli scappò detto che il problema era economico- spiega Murzi- ; quando hanno progettato i nuovi 4 ospedali li hanno pensati in blocco, identici, senza considerare che a Massa c'era una realtà diversa, l'Opa e la Fondazione Monasterio. Il problema sta nel project, nei soldi che la ditta perderebbe se il Dmi non fosse costruito nel Noa. Ma ci dica la Asl di quanti soldi si tratta. Cerchiamo soluzioni».
«La ditta vincitrice dovrà gestire tutti i servizi a pagamento per il pubblico nel Noa- specifica Minervini, anche Rsu Fondazione Monasterio-; del Dmi gestirà le lavanderie, la mensa, le pulizie, per non parlare del business che gira attorno alla maternità e di cui il centro commerciale si farà carico. Soldi che non girerebbero più».
Conferenza dei sindaci. Infine la posizione del sindaco Alessandro Volpi: «Se il tema è economico, io non ci sto. La Regione dovrà garantirmi che il Dmi non si trasferisce per problemi di budget. Non posso credere che si mini un'eccellenza per questioni di project. La mia posizione è delicata come presidente della conferenza dei sindaci: abbiamo tutti visioni diverse della faccenda. La Lunigiana si è già espressa a favore del trasferimento, Carrara è ancora defilata. Io chiederò alla Regione un impegno sul mantenimento dell'eccellenza. Siamo stati convocati dall'assessore regionale alla sanità, come conferenza dei sindaci, entro la prima settimana di febbraio. Chiederò anche un nuovo tavolo tecnico che riunisca i vertici Asl con quelli della Fondazione Monasterio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
