Proteste
Sono un centinaio gli edifici nella black list
I Comuni interessati sono cinque: Massa, Carrara, Montignoso, Fivizzano e Fosdinovo
CARRARA. Era marzo del 2012, praticamente due anni fa, quando la procura di Massa ha chiesto l'immediata demolizione di 89 opere abusive. Si tratta di piccoli e grandi fabbricati sparsi tra i comuni di Massa, Carrara, Montignoso, Fivizzano e Fosdinovo per i quali esiste già una sentenza di demolizione, mai ottemperata però. La sentenza di demolizione più vecchia di questa prima lista risale al 2000.
La procura vuole intervenire grazie a un protocollo di intesa da siglare con i comuni interessati dalle demolizioni, su iniziativa della procura generale di Firenze che ha messo a punto il meccanismo con la Regione Toscana. I Comuni dovranno eseguire, pena l'accusa di omissione di atti d'ufficio, le demolizioni. Anche perché sui manufatti pende una sentenza da eseguire, anzi c'è una sentenza che doveva già essere stata eseguita. Ma per un motivo o per l'altro nessuno ha dato il via libera alle ruspe.
E così il procuratore capo si è preso la responsabilità in prima persona: «Faccio solo il mio dovere – aveva detto Giubilaro –. Una sentenza passata in giudicato deve essere eseguita. In questi giorni completeremo la lista degli immobili che sono nella condizione di essere abbattuti e chiederemo ai Comuni di fare quello che è stato deciso dai tribunali».
Da allora Giubilaro ha deciso di non dare più scadenze, visto che aveva garantito che le demolizioni erano imminenti. Quando sembra di essere vicini al via ecco che c’è da risolvere un intoppo burocratico che riguarda chi dovrà rivalersi sui proprietari per le spese sostenute tra Comuni e Procura.
Nella black list della procura ci sono meno di un centinaio di immobili. Bisogna buttare giù tutto quello che è stato costruito abusivamente. «Lo dobbiamo fare perché il territorio deve essere messo in sicurezza. Non possiamo soltanto piangere quando ci sono le alluvioni e le frane, bisogna fare qualcosa per evitare che succedano le disgrazie che abbiamo vissuto. E questo è un modo», ha sempre detto la procura apuana. Dopo l’intervento del procuratore generale della corte di Appello Vito Monetti però ci dovrà essere per forza un’accelerata, gli enti dovranno cominciare a fare il loro lavoro.
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