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Abusivismo edilizio Si arrabbiano i vicini «Bisogna demolire»

Abusivismo edilizio Si arrabbiano i vicini «Bisogna demolire»

Un pensionato aveva presentato l’esposto nel 2006, il giudice gli ha dato ragione ma la struttura è sempre lì

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MASSA. «Ma non dovevano abbattere gli edifici abusivi?». La domanda se la pongono da mesi e mesi più persone, soprattutto quelli che hanno presentato esposti in procura o alle forze dell’ordine per denunciare gli scempi architettonici compiuti dai vicini. Uno di questi è il signor Ernesto che è venuto nella nostra redazione per chiedere proprio a che punto è l’accordo tra i magistrati e i sindaci. «Da anni aspetto che arrivino le ruspe per buttare giù lo scheletro di una palazzina che stavano costruendo davanti alla mia abitazione. Sono stato io a denunciare l’abuso. Era il 2006, da allora non è successo nulla. Perché? Eppure il giudice ha detto che lì non si poteva costruire».

Ernesto, sessantacinque anni e pensionato, ha iniziato la sua battaglia credendo di poterla spuntare in quattro o cinque anni. In effetti i tempi della giustizia sono stati questi, ma una volta vista la sentenza di demolizione (era il 2010) l’uomo pensava che finalmente il suo incubo potesse finire. Invece... «Invece quella struttura è sempre davanti alle mie finestre, ogni mattina spero che sia quella dell’arrivo delle ruspe. E quando arriva sera resto sempre più deluso. Quando avevo sentito il procuratore capo Aldo Giubilaro dire che le sentenze andavano eseguite ho creduto che fosse arrivato il momento della vera giustizia, ma sono passati due anni e non è successo nulla. Perché? Perché è tutto fermo nonostante un magistrato del livello del procuratore capo di Massa abbia parlato di omissione di atti di ufficio?».

Il problema di Ernesto non è soltanto estetico, ma anche funzionale: «Quello scheletro in cemento armato non è soltanto brutto da vedere ma ci complica la vita a noi che abbiamo delle case con i regolari permessi in questa strada. Tutte le volte che piove insistentemente ci allaghiamo perché è stato tombato un corso d’acqua. Se un giudice ha detto che quell’edificio lì non ci deve stare, cosa aspettano a demolirlo? È un po’ come abitare di fianco a un condannato che invece di andare in prigione è libero di fare quello che vuole. Mi viene da dire che conviene non essere onesti e di costruire abusivamente senza chiedere i permessi. Tanto o arrivano i condoni oppure non succede nulla. E guardate bene che non mi riferisco alla giustizia che in questo caso il suo lo ha fatto. Perché i Comuni non fanno partire i lavori di smantellamento?»

Il pensionato sta raccogliendo delle firme da inviare al procuratore capo. Sono persone che la pensano come lui e vogliono che venga ripristinata la legalità: «A costo di buttarla giù noi quella casa colpi di piccone ma vogliamo dare un segnale. Basta abusi edilizi, ne va della nostra incolumità. Basta pagare per le mancanze di chi pensa di essere più furbo degli altri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web