Edilizia, in aumento le contestazioni per non pagare
MONTIGNOSO. I fatturati dell'edilizia tornano a correre veloci come ai bei tempi (+9,6% nel primo semestre) ma almeno 8 imprese su 10 nel 2013 si sono viste contestare i lavori o sono state costrette...
MONTIGNOSO. I fatturati dell'edilizia tornano a correre veloci come ai bei tempi (+9,6% nel primo semestre) ma almeno 8 imprese su 10 nel 2013 si sono viste contestare i lavori o sono state costrette a ricorrere alle vie legali per ottenere quanto pattuito all'inizio dei lavori.
A volte anche senza riuscirci. L'ambito è questa volta quello dei privati che sfruttano la parola "crisi" e tutti gli stratagemmi possibili per ottenere sconti o per allungare di mesi, a volte di anni, il pagamento di manutenzioni, ristrutturazioni, piccoli interventi e nuove opere. Una "brutta abitudine" figlia della crisi, della "poca onestà" e di una crescente "furberia" che finisce - analizza Cna - con il premiare chi è nella posizione di debito.
«La stretta di mano non ha più valore, e spesso si rivela un boomerang; - commenta Stefano Gatti, Presidente Provinciale Cna Edilizia - di contro la giustizia italiana con i suoi tempi ed i suoi costi scoraggia ad intraprendere azioni legali che possono durare anni senza portare ai risultati sperati. La crisi sta mettendo a dura prova l'onesta e sta cambiando le regole del mercato. E non è sempre un bene…».
Un tema, quello dei mancati pagamenti e delle strategie per non pagare, su cui Cna si era più volte espressa puntando il mirino contro i condomini e i loro amministratori che non si sono mai fatti trovare nonostante i tentativi di conciliazione e di dialogo.
Per difendere le imprese da "furbetti", dal diffuso malcostume, e dalla sempre più esasperata presenza di lavoratori irregolari che si lanciano nelmercato offrendo "prezzi insopportabili" per chi lavora nel rispetto delle regole, Cna ha realizzato e già messo a disposizione due strumenti: il contratto di appalto con penale bilaterale e l'Osservatorio Prezzi per le Opere edili ed impiantistiche.
Un contratto vero e proprio, il primo, dettagliato punto per punto e costruito per azzerare le possibilità di "contestazioni" e riequilibrare i pesi tra committente e impresa; un prontuario, il secondo, pensato per il cittadino (e per l'impresa) che potrà così documentarsi e valutare in trasparenza preventivi e le singole voci di spesa, manodopera compresa.
«Pochi - spiega Gatti - i risultati fino a qui incassati dallo speciale contratto di appalto bilaterale che ha incontrato forti resistenze sul mercato e che le imprese faticano a proporre al committente consapevole del delicato momento e della fame di lavoro. Stiamo assistendo ad una sorta livellamento al ribasso».
Il contratto di appalto è nato per tentare di colmare la superficialità con cui i piccoli imprenditori si impegnano ad aprire cantiere ed eseguire lavori e per evitare le costose vie legali.
«Ma per fare funzionare questi strumenti - conclude Gatti invitando all'unità la categoria - è necessario che le imprese li applichino in maniera omogenea ed uniforme. Altrimenti la sua efficacia sarà marginale».
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