Sicurezza
Armi e stupefacenti Il maggiore Nencioni inguaia il maresciallo
MASSA. Si è svolto ieri mattina in tribunale a Massa la nuova udienza del processo che vede sul banco degli imputati il maresciallo dei carabinieri (attualmente sospeso dal servizio) Mario Aloi,...
MASSA. Si è svolto ieri mattina in tribunale a Massa la nuova udienza del processo che vede sul banco degli imputati il maresciallo dei carabinieri (attualmente sospeso dal servizio) Mario Aloi, accusato di aver detenuto illegalmente armi e droga con l'aggravante di aver commesso i fatti in violazione dei suoi doveri di pubblico ufficiale. Sono stati i suoi stessi colleghi dell'Arma a indagare su di lui, e poi a trarlo in arresto. Colleghi che ieri sono sfilati davanti al collegio, che rispetto alla scorsa volta è cambiato. E così qualcuno ha dovuto confermare quanto già detto. Altri, come il maggiore Stefano Nencioni, hanno raccontato come hanno raccolto le prove: «Il maresciallo non ci ha dato le chiavi del suo armadietto blindato, ho dovuto io stesso scardinarlo con un ferro». Una deposizione che aggrava la posizione di Aloi.
Tra le numerose accuse che vengono mosse al sottufficiale, ci sono quelle di aver detenuto illegalmente trentanove detonatori, una miccia a combustione lenta lunga un mezzo e mezzo, 67 cartucce, un chilo e 400 grammi di balistite in scagliette (il gup ha parlato di "munizionamento da guerra"); di aver detenuto illegalmente (e portata in luogo pubblico) una pistola semiautomatica e di aver custodito alcune buste contenenti hashish. Secondo l'accusa tutta quella droga non era destinata ad uso esclusivamente personale. Ma c'è di più, il maresciallo è stato rinviato a giudizio anche perché accusato di aver alterato il verbale di consegna al laboratorio di analisi dell'ospedale di Carrara della sostanza stupefacente sequestrata nel gennaio del 2002.
A quei tempi, il maresciallo, comandava l'aliquota radiomobile della compagna dei carabinieri di Carrara.
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