Il Tirreno

Opa, Ciucci chiede soluzioni condivise

di Chiara Sillicani

Il direttore della Monasterio: decisione presa sul punto nascita, ma la Regione ci garantisce investimenti e progetti

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MASSA. Da una parte l’Asl e le proposte, targate Maurizio Dal Maso, direttore sanitario dell’ azienda: trasferire tutto l’Opa in una palazzina accanto al nuovo ospedale o, nell’attesa che la palazzina venga realizzata, in un piano dell’edificio in viale Mattei. Dall’altra operatori e medici del Pasquinucci che non soltanto non vogliono lasciare Montepepe, ma chiedono che lì rimanga anche il reparto materno infantile dell’Asl. A tagliare la testa al toro Luigi Marroni, assessore regionale alla sanità: l’Opa resta a Montepepe e può contare su investimenti importanti, ma il materno infantile se ne va al secondo piano di viale Mattei. Il dibattito è aperto, ma che ne pensa la Fondazione Monasterio, “mamma” dell’Opa? Lo chiediamo al suo direttore generale, Luciano Ciucci.

Presenza della Fondazione a Massa e rischi di depotenziamento dell’ ospedale del cuore: due temi all’ordine del giorno.

«Si, ma sono certo che si possa trovare una soluzione condivisa, come ha sottolineato Maria Teresa De Lauretis. La direttrice generale ha ricordato che Asl e Fondazione sono due strutture pubbliche, io la condivido; eviterei segnali di divisione, lavoriamo insieme su molti fronti, primo fra tutti il percorso infartuati che dà risultati eccellenti».

Come vede il futuro della Fondazione? I medici sono preoccupati...

«L’assessore Marroni ha confermato che la struttura a Montepepe non sarà depotenziata, tutt’altro: sono previsti investimenti. Io mi fido dell’assessore, non ho elementi per non fidarmi, so che le sue non sono promesse, ma che esistono progetti concreti. Marroni ha fugato i timori di accorpamento con Pisa e Firenze e ha garantito che la Fondazione Monasterio a Massa ha un futuro. Sono ottimista - aggiunge Ciucci - perché la storia mi dà ragione: l’Opa è stato inaugurato dall’Asl nel ’90, nel ’97 la gestione è passata in toto al Cnr (che con la Regione ha “partorito” la Fondazione Monasterio). È da allora che sento parlare di rischio chiusura. Invece la struttura c’è e continua a lavorare».

E lo fa ad alti livelli...

«Altissimi livelli: l’Opa è una struttura invidiabile, ai primi posti in Europa, con un tasso di mortalità bassissimo. E soprattutto - e lo sottolinea con forza - non rappresenta un costo: è efficiente, ha bilanci in pari e attrae pazienti da fuori Regione».

E sul trasferimento del materno-infantile? Non mette a rischio quell’eccellenza?

«Decidere sul punto-nascita non compete alla Fondazione. In ogni caso mi pare che la decisione sia stata presa, dobbiamo dunque, come dicevo, sedere intorno ad un tavolo e trovare una soluzione efficace che garantisca la sicurezza dei bambini cardiopatici. Ma sul futuro dell’Opa a Massa, ribadisco, non ho dubbi».

E sul cosiddetto micro punto nascita all’Opa?

«Io non sono un medico e credo che su questo tema debbano confrontarsi gli addetti ai lavori. Di aspetti come questo è necessario parlare con la massima concretezza, si tratta di capire cosa si intende per quello che giornalisticamente chiamate micro punto nascita. Significa - ipotizza - avere ginecologo ed equipe sempre presenti all’interno della cardiochirurgia pediatrica dell’Opa? Significa garantire la reperibilità di quell’equipe? E ancora, la nascita di bambini con diagnosi prenatale di cardiopatia verrà programmata o si sceglierà la strada del parto fisiologico? Di questi temi devono parlare i medici».

Bene, clinica e ricerca ancora garantite a Massa, quindi?

«Certo, non dimentichiamo che la Fondazione, sia a Pisa sia a Massa, fa ricerca di altissimo livello, con circa 170 pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali. La ricerca, accanto alla clinica: è la nostra mission».

Lei assicura che dietro l’impegno di Marroni a investire sulla Fondazione a Montepepe ci sono progetti. Quali?

«Si tratta di progetti finalizzati alla riqualificazione complessiva della struttura, in un arco di tempo di circa 3 anni. Progetti - puntualizza - che riguardano la terapia intensiva e i reparti di degenza. Un investimento importante è già stato fatto sulle sale emodinamiche».

Sui temi che tengono vivo il dibattito in città (materno infantile, trasferimento) lei quindi propone la strada della soluzione condivisa...

«Noi abbiamo alcuni punti fermi (e si riferisce alle dichiarazioni dell’assessore Marroni ndr) e mi sembra sciocco fare la guerra su quelli. Sediamo piuttosto intorno ad un tavolo, a mio avviso ci sono segnali che confermano la possibilità, e lo ribadisco, di approdare ad una soluzione condivisa».

Chiara Sillicani

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