Trasporti
Cacciato da casa, lui ora vive nel camper
La storia di Roberto De Grandis, invalido e senza un lavoro: «Non posso permettermi un affitto»
MASSA. Fino a qualche anno fa Roberto De Grandis, 49 anni, aveva un lavoro, una casa, una moglie, due figlie e un’esistenza tranquilla. In poco tempo ha perso tutto: un incidente lo ha reso invalido e quindi l’impiego che aveva come verniciatore è svanito, la sua compagna è andata via e le figlie l’hanno seguito. E l’abitazione che aveva alle Villette, in un complesso popolare, se l’è ripresa la madre, che nel frattempo è rientrata a Massa da Roma. «Era lei l’intestataria della locazione dell’immobile - dice l’uomo - e così appena ho coperto tutti i suoi debiti lei si è rifatta viva e sono stato costretto ad andare via».
Roberto da quasi due anni vive in un camper che si trova nel parcheggio dello stabile dell’immobile dell’Erp occupato dalla madre. «L’unica concessione che mi ha fatto è quella di attaccarmi all’impianto elettrico, così giusto per ricaricare il generatore del caravan e poter vedere un po’ di televisione, per il resto ha detto che non posso entrare. Anche se ha una stanza vuota con un letto».
De Grandis prende una pensione di 600 euro. Non può permettersi un affitto: «I servizi sociali mi danno una mano, non posso lamentarmi. Ma è chiaro che non basta perché le spese se uno ha una casa normale sono tante. Mi devo arrangiare, ma d’inverno il freddo si fa sentire e quindi cerco di stare in giro più possibile il giorno. Vado alla Caritas a mangiare, oppure a Carrara dove posso anche lavarmi. Un paio di notti al mese le passo in un albergo per poter stare in un ambiente pulito e farmi una doccia in santa pace. Può sembrare nulla per chi ha queste comodità a disposizione ogni giorno, ma per me non è così».
Perché Roberto racconta la sua storia? «Sto chiedendo aiuto. A cinquant’anni mi trovo senza niente. A me basta poter fare un lavoretto e raggranellare un po’ di denaro per arrivare a una cifra che mi permetta di avere un’abitazione come hanno tutti quanti. Io in camper non riesco a starci, tra gli spifferi e la temperatura sottozero rischio di ammalarmi seriamente. Sono già stato ricoverato una volta, non vorrei tornare in ospedale. Posso ancora fare qualcosa, basta che qualcuno mi dia la possibilità per dimostrarlo». L’appello è stato fatto.
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