Il Tirreno

Un milione l’anno per la sanità territoriale

Un milione l’anno per la sanità territoriale

La direttrice: così ci prepariamo al nuovo ospedale. Ma sulla Casa della Salute Massa è in ritardo

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MASSA. Maurizio Dal Maso, direttore sanitario dell’Asl, in una recente intervista rilasciata al Tirreno, lo ha ammesso senza mezzi termini: la vera sfida - quando l’ospedale nuovo aprirà i battenti - sarà la sanità territoriale. Perché in viale Mattei di ricoveri sociali - così li ha definiti - non se ne faranno. Tradotto: la nonna che si rompe il femore viene ricoverata, operata, ma, appena si rimette, lascia il posto letto. Certo però - e qui si gioca il futuro della sanità - a casa non può tornare. Ecco quindi che il sistema territoriale entra in campo, con tutti gli strumenti necessari - parola della direttrice generale Maria Teresa De Lauretis - per garantire assistenza: «Indubbiamente il passaggio al nuovo ospedale rappresenta un momento importante». E la direttrice esemplifica: «Basti pensare al pronto soccorso unico che vedrà un numero rilevante di accessi, ma - ci tiene a puntualizzarlo - ci stiamo preparando». Con un investimento, stando ai dati dell’azienda sanitaria, di circa un milione di euro l’anno. Investimento che - assicura la direzione - garantirà risposte al paziente.

Primo passo la messa a punto di un percorso per le dimissioni difficili. Esemplificato: la nonna con il femore rotto viene operata, l’intervento va bene, ma da sola non ce la fa? Chi ha fatto i conti con un ictus, ora necessita di riabilitazione?

«Per quei casi - spiega la direttrice - il percorso di cura deve essere individuato e, nella maggior parte dei casi è possibile farlo, fin dal ricovero. Gli operatori possono stringere i tempi prenotando un letto per le cure intermedie (alla Don Gnocchi), un ciclo riabilitativo o assicurando al paziente un presidio (esempio: un letto particolare) prima della dimissione. In questo modo si evita di dilatare i tempi di ricovero». Il percorso - spiega Maria Teresa De Lauretis - è già in fase di sperimentazione nelle attuali sedi ospedaliere. Un concetto è assodato: all’ospedale in viale Mattei rimani solo lo stretto necessario. Ma può capitare che, dopo le dimissioni, tu abbia bisogno di una mano. Direttamente a casa tua. È quella che, in termini sanitari, si definisce assistenza domiciliare.

Attualmente, nella zona di costa, le infermiere che viaggiano in auto e bussano alle porte dei pazienti sono 60, ma l’Asl - spiega la direttrice - ha potenziato l’organico con tre nuove operatrici per una spesa annua di 120mila euro.

La scelta più importante per il potenziamento dei servizi sanitari territoriali - almeno secondo l’azienda - è il raddoppio dei posti letto per le cure intermedie. Per dirlo in parole semplici: il paziente - l’ormai famosa nonna con il femore rotto - può contare, dopo le dimissioni, su un ricovero alla Don Gnocchi o alla casa di cura a Carrara. Da quest’anno quei posti sono 28 e non più 14. «Non soltanto - prosegue la De Lauretis - alla Don Gnocchi adesso è possibile fare anche riabilitazione neurologica ospedaliera (esempio: dopo un ictus)». Insomma, 14 letti in più per le cure intermedie, un nuovo percorso di dimissione e un organico che conta su tre unità in più per l’assistenza domiciliare. Sufficiente? La direzione dell’Asl 1 è convinta di sì «innanzitutto perché anche gli attuali ospedali sono per acuti (quindi non per la cura della patologia cronica), ma anche perché i cambiamenti fatti sono stati maturati nell’ambito di un’analisi». E finanziati «con i soldi dell’azienda sanitaria».

Senza dimenticare - Maria Teresa De Lauretis lo ribadisce - che dovrebbero a breve aprire i battenti le Case della Salute, strutture, ospitate nei distretti, aperte h 24 (h 12 a Montignoso). I medici di famiglia fanno gruppo, si riuniscono su base territoriale e sono a disposizione dei pazienti. Anche il weekend. E la notte, al posto loro, ci sono i colleghi di guardia medica. Lo scopo è quello di garantire assistenza senza interruzioni. A Montignoso, Carrara e Aulla le cose procedono: gli spazi ci sono e l’Asl ha già ordinato i mobili. Prossimo passo il sistema informatico per l’accesso ai dati dei pazienti. Per Massa siamo più indietro: «Un presidio si farà in centro e uno a Marina, in via Modena - spiega la direttrice - ma siamo più indietro, anche nell’accordo con i medici».

Insomma, il capoluogo, quello che l’ospedale deve ospitarlo, sulla territoriale va più a rilento.(C.S.)

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