Proteste
Shoah, commozione in consiglio
Il racconto e il messaggio dei superstiti dei campi di concentramento nazisti
MASSA. Era il 27 gennaio 1945 quando i soldati russi varcarono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz scoprendo e mostrando al mondo le atrocità che vi venivano commesse. Oggi a distanza di 69 anni precisi da quel giorno la città torna a ricordarlo con la XIV giornata della memoria, data scelta nel 2000 dal parlamento italiano come simbolo del ricordo dedicato proprio alla memoria della "shoah, ovvero allo sterminio della popolazione ebraica messo in atto dai nazifascismi”. Si è tenuto ieri mattina, infatti, nell’aula consiliare un consiglio congiunto dei comuni di Massa e Carrara a cui hanno partecipato, oltre ai vari rappresentanti comunali, anche la Prefettura, gli studenti di alcune scuole della provincia e tre dei cento deportati massesi sopravvissuti al genocidio. Sono Bruno Cimoli, Ugo Giuseppe Tazzini e Romero Bernieri, che all’epoca avevano circa quindici anni e che adesso, ultraottantenni, rappresentano l’unica vera memoria storica di quei fatti. I loro interventi sono stati sicuramente i più significativi della mattinata. Hanno parlato della paura, del freddo e della fame che hanno sofferto, dei loro turni massacranti di dodici ore di lavoro e dei trattamenti disumani a cui erano sottoposti dalle truppe naziste. «Non mi sentivo più un uomo»- ha commentato il signor Bruno Cimoli, deportato ad Auschwitz, commuovendo tutta l’aula consiliare. Sono intervenuti anche il prefetto Giovanna Menghini, il presidente del consiglio comunale Carrara Luca Ragoni, l’assessore alla cultura carrarese Giovanna Bernardini e il sindaco di Massa, Alessandro Volpi che ha ricordato come sia importante «ricordare, dimenticando però l’odio e il dolore, per non reiterarli, e creare così una memoria condivisa».
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