Sicurezza
In montagna sì ad appartamenti di piccola metratura
Le novità del regolamento urbanistico che verrà adottato a marzo. Scadono le norme di salvaguardia: i pericoli
MASSA. La cattiva notizia è che il regolamento urbanistico non verrà adottato entro il 9 febbraio 2014, ma probabilmente il 1 marzo, come più volte si era preoccupata di denunciare l'opposizione in consiglio comunale a Massa. Dunque non si sta nei tempi prefissati dalla legge e decadono le norme di salvaguardia (legge 150 del Piano strutturale). La buona notizia, invece, è che questo non preoccupa l'amministrazione Volpi, visto che il rinvio di circa un mese pare non possa comportare alcun tipo di problema all'iter futuro del regolamento urbanistico.
Perché il ritardo. Soprattutto gli arancioni sostengono che il ritardo sia stato dettato in larga parte dal tempo che i volpiani fecero perdere all'amministrazione Pucci che non riuscì, per un soffio, ad approvare il piano strutturale durante il suo mandato, facendo slittare tutti gli altri passaggi. L'opposizione sostiene invece che il problema stia nella miriade di carte idrogeologiche che i tecnici hanno dovuto aggiornare in questi mesi e che ancora non sono state consegnate. In quelle carte c'è il dna del futuro urbanistico di Massa: zone a rischio idrogeologiche e molto a rischio (PIM e PIME) su cui non sarà più possibile costruire, o costruire meno, e su cui vigeranno norme severissime anche per gli ampliamenti e le ristrutturazioni. Carte che ancora devono essere aggiornate, visti gli ultimi eventi calamitosi che hanno colpito il territorio.
Pericoli del ritardo. Le norme di salvaguardia sono state applicate a quelle concessioni edilizie presentate prima dell'adozione del vigente piano strutturale: in pratica il comune bloccò qualunque permesso a costruire in attesa che si concludesse l'iter del nuovo piano strutturale e poi del regolamento urbanistico, che avrebbero posto regole diverse rispetto a quelle cui i cittadini avevano fatto riferimento. Si tratta di migliaia di concessioni edilizie ferme agli uffici competenti che, con la scadenza delle norme di salvaguardia, potrebbero essere ritirate dai proprietari e, magari, messe in atto. Il rischio è che, nell'arco del buco normativo che si verrà a creare dal 9 febbraio alla data dell'adozione del regolamento urbanistico, possano essere dati permessi a costruire dove poi il nuovo strumento metterà un veto. Questo in teoria, ma in pratica non è così: il comune è abbastanza al riparo dalla corsa alla "costruzione selvaggia", perché in suo soccorso arriva la legge regionale, che entra in vigore in mancanza dello strumento comunale e che dal 2005 applica nell'ambito della nuova edilizia standard ancora più restrittivi rispetto ai territori. È anche molto difficile, con i tempi che corrono, che ci siano proprietari in grado di spendere, dal giorno alla notte, numerose centinaia di migliaia di euro per gli oneri di urbanizzazione, aumentati tra l'altro nel corso degli anni e anche questo dovrebbe mettere al riparo il comune da "costruzioni lampo". Detto questo, secondo quanto riferisce il presidente della commissione urbanistica Luigi Turri, l'amministrazione provvederà presto ad un atto di auto tutela, per ovviare al gap di un mese.
Scomputo degli oneri di urbanizzazione. Il nuovo regolamento urbanistico dovrebbe mettere in campo numerose iniziative che vanno incontro sia ai cittadini che vogliono ristrutturare case in zone dove vigerà l'alto rischio idrogeologico, sia al comune che dovrà realizzare opere di messa in sicurezza. Se si vorrà costruire ex novo in zona PIM (pericolosità idrogeologica elevata) i cittadini pagheranno soltanto gli oneri di urbanizzazione primari in cambio di lavori di messa in sicurezza di tutta la zona circostante secondo la regola dello scomputo degli oneri. Chi possiede case in zona PIME( pericolo idrogeologico molto elevato) sappia che non potrà più metterci mano se non adeguando l'intera area ai nuovi canoni di messa in sicurezza: più conveniente dunque cambiare casa, in zona non a rischio, dove il comune darà il permesso a costruire uguale metratura.
Metratura ridotta. In montagna sarà possibile abbassare la metratura per ottenere l'abitabilità. Oggi, tralasciando gli abusi, la legge impone appartamenti non più piccoli di 55 metri quadri sul territorio comunale di Massa. Questa soglia verrà abbassata (ma il regolamento urbanistico non ha ancora deciso di quanto) per permettere la creazione di nuclei abitativi anche più piccoli, recuperando edifici già esistenti.
Dal progetto sarà esclusa Marina di Massa, per evitare la corsa alle "casine" estive che poi finiscono nelle mani di cittadini stranieri che ne fanno residenze estive, di cui, francamente, il territorio non ha più bisogno. Sul centro città, infine, la partita è ancora aperta: la commissione sta decidendo se abbassare la soglia anche qui e mettere mano, magari, ai 2000 sottotetti che si espandono fino al ponte dell'autostrada. Una rivoluzione in atto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
