Sicurezza
Da luglio in cella in Corsica la moglie scrive alla Bonino
È accusato di essere l’autore di una serie di furti: trovata una collanina rubata Il suo legale: è malato di diabete e ipertensione, ma la Francia non lo libera
MASSA. Una lettera al ministro degli Esteri Emma Bonino. Senza l’aiuto del governo italiano la Corsica non rimanderà a casa un massese detenuto da sei mesi con l’accusa di essere l’autore di una serie di furti avvenuti nei pressi di Bastia la scorsa estate. A firmare la missiva sono il figlio e la moglie di Gianni Icardi, commerciante apuano di 47 anni: Giovanni Icardi e Margherita De Colombi. Sono preoccupati per la salute dell’uomo, malato di diabete e di ipertensione.«Secondo il diritto francese non è prevista l'incompatibilità delle condizioni di salute con la condizione carceraria, potendo in ogni momento la persona essere ricoverata in ospedale e ricevere delle cure», spiega l’avvocato Luigi Fornaciari Chittoni.
Icardi dalla detenzione e dalle condizioni carcerarie ha perso la bellezza di 26 chilogrammi, e a casa l'aspettano oltre al figlio Giovanni e alla moglie Margherita anche la piccola Cristel di otto anni e mezzo e l'altra figlia ventenne Katia.
Le autorità giudiziarie francesi non sono assolutamente intenzionate a rilasciare l'uomo avendo disatteso finora almeno quattro istanze di remissione in libertà, in quanto vorrebbero addebitare a Icardi altri sette furti che si sono verificati nella zona anche se lui non era presente durante la commissione dei reati.
Giovanni e Gianni erano andati a luglio in vacanza in Corsica con le loro moto. Dopo 10 giorni, il 27 luglio, sono stati bloccati in malo modo da una pattuglia in borghese della polizia còrsa, che fra l’altro ha fatto ruzzolare dalla moto il giovane. Gli agenti li arrestano e li tengono senza cibo né acqua per 48 ore, accusandoli di essere gli autori di una ventina di furti avvenuti ad Ajaccio dall’inizio di luglio. Padre e figlio commettono un errore e dichiarano di essere arrivati sull’isola il 27. Una bugia che aggrava la loro posizione, perché viene dimostrato col biglietto del traghetto che sono lì dal 17 (ma molti dei colpi che gli contestano sono della prima settimana di luglio). A metterli ancor più nei guai le targhe fasulle sulle moto («non volevamo prendere delle multe dagli autovelox», spiegano).
Gli trovano una collanina che fa parte della refurtiva che gli agenti stanno cercando. A ottobre, dopo quasi tre mesi di cella, gli Icardi cambiano avvocato e si rivolgono allo studio legale Fornaciari di La Spezia e con l'assistenza di un collega francese l’avvocato riesce a liberare il figlio in quanto la catenina sospetta è stata trovata al padre. È stata rifatta un’istanza di libertà per il quarantasettenne, ma senza alcun risultato. Ora l’ultima speranza è la Bonino.
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