Italia
Ancora una frana, via Bassa Tambura chiusa al traffico
Ma i residenti transitano nell’area della pesa pubblica. E il versante, sopra le Capannelle, continua a scivolare
Quella è la strada che “accompagna” ai due versanti della montagna: a Forno, Resceto, Caglieglia e Casette e, da via dei Carri, a San Carlo, Antona ed Altagnana. Strada trafficatissima, quindi, via Bassa Tambura, ma in pessima salute. Già alle prese, da anni, con due smottamenti - e conseguenti restringimenti e semafori provvisori - adesso fa i conti con un nuovo, ampio fronte di frana: 70 metri di altezza, 20 di larghezza. Un’area troppo vasta per mantenere aperta la strada.
All’altezza della pesa pubblica la montagna cede e “minaccia” la via provinciale. Sono i dipendenti del vivaio, a monte del versante, a rendersi conto che qualcosa non va: vedono aprirsi profonde fratture lungo il terreno e sabato allertano la protezione civile. Il monte scivola verso valle e la sua discesa non si arresta, a confermarlo sono gli alberi. Nella parte più alta della frana, un cipresso resiste coraggioso, ma ora dopo ora si piega su se stesso. Ai tecnici basta guardarlo per capire che terra e massi “camminano”.Altro segnale è l’acqua che riemerge in superficie, sempre torbida, a confermare che la terra è in movimento e “la sporca”.
La Provincia interviene per mettere in sicurezza via Bassa Tambura su cui ha competenza: geoblocchi in cemento, a proteggere la carreggiata e traffico deviato nell’area della pesa, proprio di fronte allo smottamento. Lì le auto transitano a senso unico alternato. Anche se, per chi vive nel versante di Antona ed Altagnana, l’invito è a scendere e risalire da San Carlo, lungo via dei Colli.
I tecnici non hanno dubbi: la frana va alleggerita. Primo passo tagliare gli alberi; impossibile, però, farlo garantendo la sicurezza dei tecnici, se il fronte è in movimento. Geologi, al lavoro, quindi, per monitorare lo smottamento. Escluso qualsiasi tipo di legame con le altri due frane lungo la strada.
Altro capitolo - il più impegnativo - quello del ripristino del versante dopo la messa in sicurezza. Quell’area, come il vivaio sovrastante, dovrebbe appartenere alla Regione: la speranza, quindi, è che da Firenze arrivino i soldi per l’intervento.
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