Il Tirreno

«Ci tolgono pezzi per smantellarci del tutto»

«Ci tolgono pezzi per smantellarci del tutto»

Appello dei medici per l’ospedale del cuore: togliere il punto nascita significa cancellare un progetto. Perché spendere altri soldi per andare in viale Mattei?

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MASSA. Dicono tutto le lacrime di Carla Luisa Susini, la sua commozione mentre si alza in piedi in una stanza affollata, al terzo piano dell’Opa durante l’incontro promosso dai 5 Stelle. Racconta una storia. La storia dell’ospedale del cuore che «è storia di persone, di progetti, di grande passione, di chi - e la dottoressa lo sottolinea a gran voce - vuole una sanità eccellente. Per tutti. E si trova, invece, a prendere atto che l’eccellenza può dare fastidio». Loro, i medici dell’Opa, dipendenti - per non fare confusione - non dell’azienda sanitaria, ma della Fondazione Monasterio, non ci stanno a recitare la parte di chi «difende il proprio orticello». Non hanno dubbi: il trasferimento del materno-infantile dall’attuale sede, condivisa proprio con l’ospedale del cuore, all’edificio di viale Mattei è il primo passo verso «lo smantellamento di cardiochirurgia pediatrica e adulti». Il concetto è semplice: il nostro punto di forza è che i bambini nascono nella stessa struttura in cui - in caso di patologie cardiache - possono essere operati. E se quel punto di forza si rimuove - è la conseguenza immediata - si infligge un colpo alla presenza della Fondazione Monasterio a Massa. Tema delicato e complesso anche perché quella Fondazione, con scopi clinici e di ricerca, l’ha voluta, insieme al Cnr, la stessa Regione che ha “partorito” con l’Asl il progetto del nuovo ospedale, materno infantile incluso.

Bruno Murzi è il primario di cardiochirurgia pediatrica e vede nel trasferimento del punto nascita - lo esplicita senza mezzi termini - la precondizione per «accorpare la cardiochirurgia adulti a Pisa e quella pediatrica a Firenze». Uno scenario che vedrebbe Massa perdere un pezzo importante di sanità, un’eccellenza che ci ha resi riferimento europeo. Senza dimenticare - a ricordarlo c’è Ennio Minervini (Rsu) - che Opa significa, e di questi tempi non è cosa da poco, 368 posti di lavoro. I medici - lo ammettono - forti di un’esperienza di primo livello, troverebbero aziende pronte ad accoglierli, ma sul territorio rimarrebbero decine di operatori senza stipendio a fine mese.

Ma la lotta degli uomini e delle donne dell’Opa - ci tengono a sottolinearlo - con la busta paga ha poco a che vedere. Difendono «un progetto su cui sono stati fatti investimenti importanti». Dante Chiappino è radiologo all’Opa, può contare su una tecnologia d’avanguardia: al medico che deve operare fornisce immagini dettagliatissime che permettono di intervenire con massima efficienza sui cuoricini. E quell’apparecchiatura è costata 5 milioni di euro (spesa recente). È proprio questo aspetto economico l’elemento centrale nell’analisi dei medici Opa. E l’argomentazione è semplice: l’ospedale del cuore è un progetto da 16 milioni (cui si aggiungono i 5), perché spendere per un padiglione - come propone l’Asl - vicino al nuovo ospedale?«Dov’è la spending review? - è il commento della dottoressa Isabella Spadoni - Esportare un modello come il nostro richiede tempo e professionalità e tutto per i 7 chilometri che ci separano dal nuovo ospedale?». Come a dire che l’eccellenza non si duplica con un batter di mano. Non solo - e il dottor Bruno Murzi non si nasconde dietro un dito - l’ipotesi di un trasloco a casa dell’Asl, in un piano dell’ospedale in costruzione, mette in gioco temi come «l’autonomia della Fondazione che è una realtà piccola, altamente efficiente e con i bilanci in pari». Insomma, un trasferimento - nelle parole della dottoressa Sabrina Costa - per portare via un pezzettino, indebolire la parte pediatrica, quindi l’intero assetto del cardiologico. «Perchè - rincara - sono anni che periodicamente dobbiamo chiedere rassicurazioni sulla nostra permanenza e regolarmente quelle rassicurazioni ci vengono date. Vorremmo capire il motivo». Tradotto: diteci la verità. Perchè - e qui sta il nodo - il progetto del Noa con annesso trasferimento del materno infantile è sul tavolo da anni. Viene da chiedersi perché politici e tecnici la discussione su quel progetto e “sui rischi” per l’Opa non l’abbiano aperta prima. Garantendo eccellenza sanitaria e posti di lavoro.

Chiara Sillicani

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