Sicurezza
Tares da 325 euro per la casa di Manfredi
La signora Anna Maria non abita più in via Montalbano a Mirteto dal 2010 dove una frana uccise il figlio Aldo, ora la burocrazia le presenta il conto
MASSA. Non ha più lacrime Anna Maria Tornabuoni. Le lacrime le spese tutte la notte del 31 ottobre 2010 quando una frana, in via Montalbano al Mirteto, uccise suo figlio Aldo Manfredi,portandolo via a soli 45 anni.
Adesso rigira tra le mani una lettera che le è arrivata dal Comune: è la bolletta della tares del 2013, per la burocrazia deve pagare 325 euro per la spazzatura (non) prodotta in quella casa di via Montalbano, quella della tragedia, dove lei non abita più dal 2010 .
Per la morte di Aldo è in corso un processo per stabilire verità e responsabilità sui lavori fatti nella zona. Un processo che non potrà più seguire Alberto, il padre di Aldo visto che è morto nel frattempo dopo aver condotto una sua battaglia personale, anche sotto gli uffici del Comune, per gridare la sua verità.
«Non ho più abitato in quella casa dal giorno della tragedia - racconta la signora Anna Maria - Come potevo, non me la sono sentita. Dal 2010 abito a Santa Lucia. Poi dopo la morte di mio figlio ho perso anche il marito: no non voglio più tornare in quella casa. Per ora, e ben tre volte, ci sono passati solo i ladri».
Ora la bolletta della Tares da 325 euro. Lei forse risulta ancora residente, forse c’è un errore...
«Non sono molto pratica di uffici e scartoffie. E’ vero, non cambiato la residenza ma il Comune finora si era comportato in altra maniera».
E come... «Beh, nel 2011 la bolletta dei rifiuti l’ho pagata lo stesso anche se non abitavo più in quella casa e anche se mi pesava non poco: io ho una pensione da 599 euro. Quando mi arrivò la bolletta del 2012 mi decisi ad andare in Comune. Dopo qualche telefonata fatta dagli uffici l’amministrazione non mi fece pagare niente, come mi sembrava giusto e di buon senso. Adesso mi è arrivata questa bolletta da 325 euro per il 2013: lì per lì non ci credevo. Credevo che fosse tutto appianato con il Comune e invece no. Sono andata alla Master per far presente la situazione ma l’impiegata mi ha detto che non poteva farci niente. Amareggiata, le ho detto che sarei andata a dirlo ai giornali, a dirlo a tutti. Mi ha detto di fare pure, eccomi qui».
Già, eccola la signora Anna Maria. Che non piange, appunto, perché le lacrime le ha già versate tutte per la morte del figlio e del marito. Deve pagare 325 euro per i rifiuti di una casa disabitata, non certo una casa vacanze.
La questione è certo spinosa, ma forse sarebbe bene che la burocrazia comunale prendesse a cuore il caso della signora Manfredi aiutandola a fare i passi necessari per regolarizzare la sua posizione.
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