Proteste
Molestie a una bimba Sottufficiale finisce a processo
CARRARA. Aveva undici anni appena quando l’amico di mamma e papà è entrato nella sua cameretta e ha cominciato a toccarla un po’ ovunque. Lei non ha reagito, perché non capiva cosa le stava accadendo,...
CARRARA. Aveva undici anni appena quando l’amico di mamma e papà è entrato nella sua cameretta e ha cominciato a toccarla un po’ ovunque. Lei non ha reagito, perché non capiva cosa le stava accadendo, ma quando è rimasta sola ha preso il quadernetto dove annotava quello che le succedeva e ha scritto: «G. mi ha toccato il seno e il sedere. Ha bisogno di una fidanzata». Non poteva restare un segreto, però. E così dopo qualche giorno si è confidata con l’amichetta del cuore, di due anni più grande di lei. La ragazzina è rimasta scandalizzata e ha spifferato tutto alla mamma, raccontandole anche che quella cosa era stata scritta in un quaderno. La donna ha chiamato la mamma della bimba molestata e le ha detto di controllare se quello che aveva detto la figlia era vero. È bastato leggere quelle righe per capire che erano di fronte a un orco che approfittando della loro amicizia stava facendo del male a una creatura indifesa. Il padre, che dopo la separazione aveva lasciato la casa dove abitava la moglie e le due figlie, non voleva denunciare il fatto ma alla fine ha ceduto alla pressioni della donna e si è recato dalla polizia.
Era il 2004 quando succedeva questo orrore. Adesso la bimba è diventata una giovane studentessa dell’Erasmus e ha lasciato l’Italia. Tornerà a fine marzo, quando in aula dovrà raccontare quello che ha vissuto per colpa di quell’uomo che rideva e scherzava con mamma e papà e che lei chiamava zio. Lui, un sottufficiale della Marina, andava a trovare quella famiglia spesso, come ha spiegato il compagno della madre della ragazza che ieri ha deposto raccontando un paio di episodi strani che erano capitati in sua presenza e che dopo la lettura del quaderno avevano fatto comprendere meglio quello che stava subendo la piccola. Il militare tra l’altro in passato ha patteggiato una pena perché trovato in possesso di materiale pedopornografico. Erano fotografie, archiviate nel suo computer, che aveva scattato lui stesso. Ritratti di bambine in pose che nulla potevano avere a che fare con la loro tenera età. Roba che aveva disgustato gli agenti che le avevano visionate per capire di cosa si trattava.
Il processo riprenderà a marzo, poi a giugno toccherà ai testimoni della difesa. Si rischia la prescrizione del reato se non si fa presto.
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