Italia
Scioperi legittimi, condannata Esselunga
L’avvocato Lalli: volevano spaventare i lavoratori. Il giudice: l’azienda dovrà pagare 14mila euro di spese di causa
CARRARA. «Quegli scioperi a singhiozzo erano legittimi»: il giudice dà ragione ai rappresentanti sindacali dell’azienda e condanna il colosso della grande distribuzione a pagare 14mila euro si spese legali.
L’avvocato delle Rsu, Claudio Lalli commenta così la seentenza del tribunale di Massa: «Esselunga voleva spaventare il sindacato e bloccare gli scioperi a singhiozzo».
La vicenda. La vicenda parte da lontano e i fatti risalgono a sette anni fa.
Esselunga ha citato a giudizio le Rsu, sostenendo che il loro comportamento, l’aver cioè invitato i colleghi a partecipare agli scioperi a singhiozzo a cominciare da luglio fino a novembre del 2007 nei supermercati apuani, fosse illegittimo. Minacciando anche, nella stessa sede, di procedere poi, anche alla richiesta di risarcimento del danno.
Il giudice del lavoro di Massa, Erminia Agostini, nei giorni scorsi ha dichiarato inammissibilità della richiesta di Esselunga (rappresentata dal professor Pietro Ichino e dagli avvocati Vittorio Bechi e Gian Luca Pinto)per un motivo di carattere tecnico: perché, cioè, non si può chiedere a un giudice in assenza di un danno la dichiarazione di illegittimità di un comportamento. Entrando nel merito il giudice ha poi definito l’azione sbagliata perché è stato dimostrato, nel corso del dibattimento, che gli scioperi in questione sono stati proclamati in maniera chiara e corretta, anche se le adesioni dei lavoratori in certi casi sono state individuali.
Esselunga è stata quindi condannata a pagare 14mila euro di spese di causa.
Gli scioperi contestati. Ai responsabili sindacali dell’azienda della grande distribuzione apuana, Paolo Basteri, Jonathan Milani, Maria Pina Dati, Vincenzo Fusco e Giacomo Lucchesi - tutti assistiti dall’avvocato carrarese Claudio Lalli - veniva contestato di aver indetto, nella loro qualità di Rsu un’astensione collettiva dal lavoro non qualificabile come sciopero “per difetto del requisito del carattere collettivo dell’astensione e della finalità di tutela di un interesse professionale collettivo».
In sostanza l’azienda contestava che il volantino affisso in bacheca riportasse questa dicitura: «sciopero per l’intera giornata a discrezione del lavoratore».
Il giudice, entrando nel merito, nelle 13 pagine di sentenza, mette nero su bianco che “le astensioni sono state indette, con comunicati scritti e verbalmente, a seguito di controversie sindacali iniziate almeno nella primavera del 2007, in modo che le stesse fossero qualificabili come scioperi e come tali riconoscibili dal datore di lavoro.
La particolarità di quella astensione , quindi, era inerente le modalità di adesione di ogni singolo lavoratore (c’era chi lo faceva in ingresso, chi in uscita, chi anche per tutta la giornata a secondo di come sentiva di farlo - è stato precisato dalle Rsu in udienza) ma non le modalità di proclamazione dello sciopero.
L’avvocato Lalli: così hanno voluto spaventare i lavoratori. Non usa mezze parole l’avvocato del lavoro Claudio Lalli. «Purtroppo Esselunga, dichiaratamente su consiglio del professor Ichino, ha bloccato gli scioperi citando in Tribunale, non in quello del lavoro come avrebbe dovuto fare, i soli membri delle Rsi. Ben sapendo che il tribunale civile non era competente: hanno volutamente adoperato un sistema (atto di citazione anzichè il ricorso)pur essendo consapevoli che questo modo di procedere era sbagliato. Ma così avrebbero allungato i tempi e bloccato ulteriori scioperi».
Insomma quello dell’avvocato Lalli è un vero e proprio je accuse.
«Tutto questo - prosegue il legale - è stato finalizzato ad incutere timore nei confronti delle Rsu. Da Esselunga hanno tentato, non riuscendoci, di responsabilizzare i rappresentanti sindacali. Volevano bloccare gli scioperi a singhiozzo sotto Natale, l’atto di citazione è infatti di dicembre 2007, e hanno agito nei confronti delle Rsu».
«Il giudice - conclude l’avvocato Lalli- pur non essendo chiamata e tenuta a farlo è entrata comunque nel merito della questione dichiarando illegittima l’azione aziendale di responsabilizzare le Rsu di adesioni o meno a scioperi che, come è stato dimostrato, erano stati dichiarati legittimamente».
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