Il Tirreno

Lavoro in nero, sanzioni più pesanti

di Giovanna Mezzana

Chi sgarra rischia da 2mila ad oltre 15 mila euro e la multa per il mancato rispetto dei riposi viene decuplicata

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MASSA. Imprenditori, artigiani, commercianti, occhio a sfruttare il lavoro nero. Toccano il portafoglio dei datori di lavoro che sgarrano le nuove norme per l’emersione del “sommerso”, contenute nel decreto Destinazione Italia: e lo fanno con mano pesante. Il decreto ha previsto un aumento del 30% delle vecchie “multe” per chi non mette i dipendenti in regola. Le super sanzioni sono in vigore dal 24 dicembre: in teoria, perché in pratica non è proprio così.

Chi dà lavoro senza copertura assicurativa o sottopagato, costringe il dipendente a lavorare più ore di quanto previsto o nega il riposo settimanale deve sapere inoltre che nei prossimi mesi ci saranno più controlli di prima: il ministero del Welfare assumerà 250 nuovi ispettori. Costo dell’operazione a livello Italia, 22 milioni di euro in tre anni, che saranno pagati – questa è la beffa – con il fondo per l’occupazione, cioè con i finanziamenti destinati agli ammortizzatori sociali. Cattiva notizia per una provincia come quella apuana, per la quale interrompere o ridurre il flusso degli ammortizzatori significa costringerla alla canna del gas.

Le nuove sanzioni. Per chi viene multato per dipendenti in nero, il nuovo range degli importi sanzionatori passa da 1.500/12.000 euro a 1.950/15.600 euro a lavoratore. Negare al dipendente il riposo settimanale significa rischiare una multa da un minimo di 1.300 a un massimo di 7.800 euro, contro il minimo 130 / massimo 780 euro di prima. Anche la sanzione per il riposo giornaliero negato aumenta a dismisura: da 25/100 euro di prima a 250/1.000 euro di adesso. Veniamo ai provvedimenti accessori: i nuovi importi da versare per farsi revocare il provvedimento di sospensione dell’attività è di 1.950 euro in caso di stop per lavoro irregolare e di 3.250 euro per reiterata violazione delle norme per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Altra batosta, la maxi sanzione diventa un illecito e di conseguenza non è più diffidabile: il datore di lavoro sanzionato non avrà più la possibilità di pagare in versione ridotta, opzione prima concessa se dimostrava di essersi messo subito in regola.

Il ministero frena. I nuovi importi sono entrati in vigore il 24 dicembre, giorno successivo all’approvazione di Destinazione Italia, decreto-mostro che contiene un po’ di tutto: dalle coperture finanziarie per le Regioni del Centro-Nord al pacchetto Rc Auto che ha già mandato in fibrillazione i carrozzieri.

Significa che, se fossimo sanzionati oggi, pagheremmo in base a nuovi importi. In teoria. In pratica non è così. L’Ispettorato del lavoro di Massa-Carrara ci spiega che una comunicazione del ministero del Welfare invita ad evitare gli eccessi di zelo: ritiene «opportuno», cioè caldeggia gli ispettorati, a far sì che la notifica del verbale al datore scovato mentre dà lavoro nero o non rispetta la durata media dell’orario e i riposi «venga effettuata dopo la conversione in legge del decreto», cioè a 90 giorni (lasso di tempo a disposizione) da Natale.

Si vuole evitare cioè che un imprenditore pizzicato con dipendenti “sommersi” ad esempio il 25 gennaio, paghi la nuova sanzione maggiorata e poi a fine marzo chieda il rimborso della somma versata in eccesso se il decreto non è nel frattempo diventato legge dello Stato.

Il rischio che tutti i salmi finiscano in gloria è concreto. Confindustria, Rete Imprese Italia – cioè Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti e Casartigiani – hanno già richiesto di rivedere l’inasprimento delle sanzioni sul “nero” e sugli orari perché «eccessivamente severe».

C’è l’ipotesi che l’inasprimento venga ridotto ma con l’aggiunta di clausole di salvaguardia per i lavoratori.

Più controlli. Nelle pieghe di Destinazione Italia c’è anche una mini norma (contenuta nel penultimo articolo, Dl 145/2013, per chi volesse leggerla) che dà il via libera all’assunzione di 250 nuovi ispettori del lavoro.

Questi nuovi 007 del sommerso andranno pagati e la loro attività produrrà dei costi. Da dove si prendono queste risorse?

«Mediante riduzione del Fondo sociale per l'occupazione e la formazione, nella misura di 5 milioni di euro per il 2014, 7 milioni per il 2015 e 10,2 milioni a decorrere dal 2016».

Cioè si decurtano da un Fondo, già ridotto di 16 milioni dall’ultima Legge di Stabilità, che, stando alla norma che l’ha istituito nel 2008, dovrebbe essere impiegato per «il finanziamento degli ammortizzatori sociali concessi in deroga alla normativa vigente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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