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l’incontro alla dazzi

Partigiano e emigrante, la vita rischiosa di Mori

Partigiano e emigrante, la vita rischiosa di Mori

BONASCOLA. Un incontro con i ragazzi delle scuole medie per raccontare la sua esperienza di migrante, anzi, di partigiano poi migrante. Il carrarese Giorgio Mori, presidente provinciale Anpi, ha...

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BONASCOLA. Un incontro con i ragazzi delle scuole medie per raccontare la sua esperienza di migrante, anzi, di partigiano poi migrante.

Il carrarese Giorgio Mori, presidente provinciale Anpi, ha fatto visita qualche giorno fa agli studenti della classe 2ªB dell'istituto “Dazzi”, che lo avevano invitato a scuola nell'ambito di un progetto che stanno svolgendo sul tema dell'emigrazione.

Sì, perchè oltre che un noto partigiano locale, Mori è stato anche un emigrante, quando nel secondo dopoguerra partì per il Belgio, dove lavorò come minatore per anni, tra disagi, paure e incertezze.

Una vita vissuta tra la guerra, combattuta come soldato, la resistenza, condotta tra le montagne di Lunigiana e Garfagnana e le cave carraresi, e la lontananza da casa, imposta dalla mancanza di lavoro ai piedi delle Apuane. Una vita che, raccontata nell'arco di più di due ore, ha appassionato e interessato tanto i ragazzi quanto i docenti: «Dopo l'armistizio del '43, sono rientrato a casa - ha raccontato Mori - ma a Carrara non c'era posto per chi come me non intendeva più indossare la divisa: per noi non c'erano neanche le razioni di cibo. Da qui la scelta di cercare una via d'uscita: la Resistenza sulle montagne, comprese quelle carraresi, in cui era difficile trovare un rifugio. Siamo andati avanti, io e una decina di amici, per 19 mesi, fino al 25 aprile 1945».

Si erano ribellati ai nazifascisti per la libertà.

Poi l'esperienza di minatore in Belgio, dove Mori lavorava nelle miniere di carbone di Liegi per almeno 10 ore al giorno, senza sicurezza, senza troppi diritti, senza l'alloggio che gli era stato promesso, ed anzi, senza più neppure un'identità: «Non avevo più un nome - ha raccontato - perchè in quella miniera ero solo il numero 199. Era un luogo di lavoro non sicuro, e gli stessi rischi accomunavano tutti noi, che ci siamo ingegnati per cercare di vivere meglio: per esempio, avevamo capito che i topi si accorgevano prima di noi di eventuali fughe di grisou, dunque quando li vedevamo scappare, capivamo che il pericolo era vicino».

Mori ha ricordato episodi toccanti della sua esperienza all'estero, compreso quello tragico dell'esplosione della vicina Marcinelle, dove morirono molti dei suoi amici, ma non solo: «Ricordo molte occasioni in cui il rischio di morire si fece concreto - ha detto Mori - ma oggi posso raccontarlo, e non più da emigrante».

Margherita Mazzarella

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