Il Tirreno

Il caso Torre di Castruccio finisce in Regione

AVENZA. «Chiediamo alla giunta e all’assessore competente se la Regione intende intervenire per porre fine al degrado, all’incuria, nonché alla violazione delle norme per la salvaguardia e...

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AVENZA. «Chiediamo alla giunta e all’assessore competente se la Regione intende intervenire per porre fine al degrado, all’incuria, nonché alla violazione delle norme per la salvaguardia e conservazione di un bene storico culturale, nonché degli usi impropri di un’area riqualificata grazie ai fondi comunitari e sottoposta a vincolo»: le condizioni in cui versa la Torre di Castruccio con le sue pertinenze diventa oggetto di un’interrogazione a risposta scritta presentata in Regione dai consiglieri di Fratelli d’Italia Marina Staccioli, Giovanni Donzelli e Paolo Marcheschi. Dopo una denuncia alla procura, depositata dagli ex consiglieri della circoscrizione 4 Cesare Micheloni e Patrizia Arrighi e ripetute segnalazioni inoltrate anche alla stessa Soprintendenza per i beni architettonici di Lucca e Massa-Carrara, a cui spetta la gestione autonoma dell’area, il caso della Torre finisce a Firenze, poiché, oltre che dal Comune, i lavori per la riqualificazione della zona e la ripavimentazione del marciapiede ad essa sottostante, costati complessivamente 100mila euro, sono stati finanziati al 60% dalla Regione, grazie ai fondi europei per il Master Plan della via Francigena. Secondo il gruppo consigliare FdI, gli usi impropri dell’area vincolata consisterebbero in «parcheggio di auto sopra la ristrutturata pavimentazione, deposito di attrezzi, istallazioni di antenne tv sulle torrette, stenditoio e lavaggio di panni». Le vicende storiche della Torre avenzina e la sua valenza culturale sono ricordate all’inizio dell’interrogazione. «La Torre di Catruccio -premettono i tre esponenti dell’opposizione- risale al secolo XIV, quando il signore di Lucca, Castruccio Castracani degli Antelminelli, ristrutturò le fortificazioni dell’antico borgo di Avenza. Il borgo e il castello erano un’impostante tappa della via Francigena in periodo medioevale, o, forse, già in epoca romana della via Emilia Scauri. Il fortilizio, dopo l’unità, fu venduto dallo Stato italiano a privati come cava di pietre e nel 1883 fu salvato dalla totale distruzione solo grazie all’intervento dello storico tedesco Theodor Mommsen». I tre consiglieri ricordano anche le segnalazioni inviate al Comune dalla circoscrizione avenzina, a cui sarebbero state fornite «solo risposte evasive» ed una lettera dello scorso 15 novembre, indirizzata al municipio e all’Agenzia del demanio dallo stesso soprintendente di Lucca e Massa-Carrara architetto Giuseppe Stolfi, che invitava questi enti «al monitoraggio e al controllo» in merito all’uso improprio dell’area in questione.

David Chiappuella

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