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La storia di Arbusti Ecco Montignoso che non c’è più
Un libro raccoglie tutte le battute di Ernesto Del Giudice tra genuinità, amore per il lavoro e guizzi creativi
MONTIGNOSO. Erano gli anni Cinquanta, quando a Montignoso non essendoci la televisione, l’unica alternativa ai lunghi pomeriggi invernali erano le cantine e i bar, che si riempivano dei paesani, occhi e orecchie del territorio. Lì, tra un bicchierino e un altro, una battuta, un giro di chitarra e una morale di saggezza popolare, nascevano le storie più belle che oggi possano essere ricordate.
“Arbusti e le sue facezie” è il primo opuscolo del professor Alberto Maghelli, 74 anni, ex insegnante di scuola media, che racchiude tutte le avventure e le battute, diventate famose, di uno “storico” personaggio montignosino, Ernesto Del Giudice, soprannominato Arbusto. «Lo conobbi parecchi anni fa - inizia Maghelli - in una di queste cantine dove andavamo a scaldarci nei pomeriggi invernali; mi incuriosì perché stava cantando in ottava rima, cosa non facile e anche insolita per uno come lui, una persona semplice, un contadino, gran lavoratore, ma un po’ rustico, sempre però con grande dignità. Ci voleva pazienza a parlare con lui, perché doveva sciogliersi, ma quando accadeva, magari aiutato da un sorsetto di vino, dava il meglio di sé. In paese si fece subito riconoscere da tutti e andava a ruota libera; parlava solo in dialetto e aveva una capacità innata di rispondere per le rime a chiunque, con battute rimaste nella memoria di tanti anziani come me e tramandate anche a figli e nipoti. Una sorta di manuale della battuta pronta che ancora oggi molti giovani montignosini usano». Parlare con il professor Maghelli è come fare un salto nel tempo: sembra di rivivere le chiacchiere di paese, i canti del maggio, i costumi tipici, le burle dei più furbi, gli stornelli, i compaesani che si danno i soprannomi indelebili.
«Le battute di Arbusti saranno per sempre indimenticabili - dice Maghelli - io le ho raccolte anche grazie ad altri cittadini che mi hanno aiutato. Ma sa, bisognerebbe riascoltarle, perché non era tanto la frase in sé, ma l’arguzia, il tono, le parole scelte, il momento in cui esplodeva lasciandoci tutti impietriti. Un guizzo di genialità che incantava. Avrei voluto registrare le voci di chi, oggi, riesce ad imitarlo un po’ e allegare un dvd al libro. Ma poi…ho pensato che non sarebbe comunque stato come averlo vicino e ho desistito». Il professor Maghelli ci apre casa sua e ci mostra alcune foto ingiallite di Arbusti che testimoniano la loro amicizia. Poi prova a leggerci alcune delle battute più famose, scusandosi perché non sarà come quando le diceva lui in dialetto puro: “La moglie al tavolino, mentre stava giocando a carte: stai perdendo come al solito eh? Non sono mica una camera d’aria - rispondeva lui- e ancora in Tribunale, questa fu pazzesca, davanti ad un giudice, poiché parlava solo dialetto: “Si spieghi meglio per favore. Guardi io non sono un lenzuolo” fece lui con candore estremo; e alla moglie, che lui amava tantissimo e di cui era gelosissimo, quando si truccava per il Maggio: “Se ti trucco io - le disse un giorno - quel trucco lì non te lo leverai per mesi….; ma era un brav’uomo: quando capiva di aver detto una cosa divertente e che aveva fatto ridere, si portava il pugno alla testa e picchiava dicendo “Cosa avrò in questa capoccia”. L’opuscolo è un omaggio ad Ernesto Del Giudice, morto negli anni novanta, fortemente voluto dall’amministrazione e dal sindaco Buffoni che ne ha curato la prefazione: la richiesta di scriverlo è venuta dal delegato alla cultura Giuseppe Manfredi, che si era incuriosito sentendo più volte il professore parlare di Arbusti e raccontare le battute da lui coniate e divenute parte del parlare quotidiano di tutti coloro che ancora oggi usano il dialetto montignosino. Il libretto è stato preparato e stampato dall’ ufficio cultura del Comune e sarà presentato oggi pomeriggio alle 17 nel salone di Villa Schiff. L’autore ha voluto fosse distribuito gratuitamente a tutti coloro che parteciperanno, mentre i familiari di Del Giudice offriranno un rinfresco, tra buon vino e qualche facezia, come avrebbe voluto Arbusti.
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