Il Tirreno

«Ora basta, non lasciateci al pericolo»

Appello degli alluvionati alle istituzioni: non riusciamo più a dormire, non vogliamo promesse, i lavori partano subito

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MASSA. Non alzano i toni, non scelgono la strada della provocazione, ma ci sono e ci tengono a ricordarlo alla città, a dire che questo è un territorio fragile, dalle pendici delle Apuane al mare. E loro quella fragilità la conoscono bene, l’hanno scontata - e la scontano - sulla propria pelle. A novembre del 2012 il fango travolge la vita di centinaia di persone: canali esondati, quartieri galleggianti, strade come mare aperto e - per parlare in soldoni - mani in tasca (chi nelle tasche sa di poter trovare qualcosa) per rimettere a nuovo case e attività. E occhi sempre vigili nella speranza che i cantieri aprano i battenti, che i fossi e i canali siano ripuliti e manutenuti e che - speranza questa che in parecchi hanno già abbandonato - arrivi qualche spicciolo o qualche agevolazione. «Perché - esemplifica Egidio Mosti, titolare del distributore su viale delle Pinete - le imprese hanno dovuto rinunciare alla produttività, ma le tasse sono arrivate puntuali e senza sconti».

La logica è quella della “unione fa la forza” e chi il fango se lo sente ancora sulla pelle si è costituito in comitato. Ieri, in decine, scelgono piazza Aranci, il salotto della città: grandi cartelloni e foto per ricordare strade allagate, patini, stivali sporchi, lacrime, case distrutte. E accanto a quegli scatti “rubati” nei momenti di disperazione, ci sono scarponi, pale, cariole. Quasi un monito. Perchè - e Ivo Zaccagna, presidente del comitato di Partaccia - lo sottolinea con forza «il tema del dissesto idrogeologico riguarda ogni cittadino». E se piazza Aranci è splendida «la priorità deve essere la tutela del territorio». Non solo, insomma, valorizzazione del centro storico, ma messa in sicurezza per riacquistare un diritto, quello di dormire sonni tranquilli, di non tremare alla prima goccia d’acqua.

La richiesta è una e la esplicita Stefano Carloni, vicepresidente del comitato alluvionati di Romagnano: «Azioni urgenti - e sottolinea l’aggettivo - di messa in sicurezza, le stesse - ribadisce - che abbiamo chiesto lo scorso anno». Richiesta precisa che gli alluvionati formulano anche al prefetto Giovanna Menghini: li riceve e accoglie le loro istanze.
«Al prefetto, come rappresentante del Governo - sintetizza Carloni - abbiamo chiesto di svolgere il ruolo di coordinatore e di monitorare i lavori, quelli in corso, quelli finanziati e quelli ancora da progettare».

Insomma, la parola d’ordine è “cantieri” e - nonostante nessuno lo espliciti - il dito è puntato contro la Provincia: «A Palazzo ducale spettano gli interventi su canali e fossi a cielo aperto, al Comune quelli sui corsi d’acqua tombati. Tra una ventina di giorni - parola di Ivo Zaccagna - Palazzo civico inaugurerà i lavori sui ponti (da via Pietrasanta al mare) e lungo il Calatella. Non solo - aggiunge il presidente - sono in corso di realizzazione gli interventi necessari per le pompe di sollevamento e quelli alle fognature bianche». Insomma il Comune “fa il bravo” e «garantisce - prosegue Zaccagna - massima collaborazione», ma chi vive a Partaccia, alle pendici del Candia, a Bondano, a Romagnano chiede coordinamento tra gli enti, definizione di competenze, lavori a breve. Perchè la natura - ricorda - in questo territorio ha già dato prova di forza.

Chiara Sillicani

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