Il Tirreno

Riaperta a tempo di record la strada per Casette e Caglieglia

di Giovanna Mezzana
Riaperta a tempo di record la strada per Casette e Caglieglia

Lavori non stop hanno permesso la sistemazione della comunale per le due frazioni a monte Funziona il senso unico alternato presidiato da volontari. Fiato sospeso per il meteo di oggi e domani

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MASSA. Riaprirla dopo solo 30 ore dalla frana sembrava una promessa da marinaio: e invece da ieri è di nuovo percorribile la strada per i paesi di Casette e Caglieglia e per la frazione di Fornello e del Santo, investita alle 12 di martedì da una frana. Riaperta a tempi di record. Dalle 18 e 30 di ieri, chi abita lassù può tornare a casa con la propria auto; per i camion del marmo, invece, rimane off-limits fino a lunedì. È un ritorno alla normalità per circa 800 residenti. Rispetto a prima dello smottamento, c’è una sola differenza: un semaforo regola i turni di chi-passa-quando; c’è il senso alternato del traffico controllato da volontari. La carreggiata del resto è più stretta di prima. Perché sono stati posizionati grossi blocchi di cemento per “tamponare” la base del “costone” franato. È una precauzione. C’è solo da sperare che il meteo sia clemente.

Sulla montagna massese si è lavorato ininterrottamente dal pomeriggio di martedì, cioè da poco dopo lo smottamento che ha riversato sulla comunale mille metri cubi di terre e sassi.

Sono le 11 di ieri mattina e siamo al bivio di Forno-Casette, presidiato dagli agenti della polizia municipale. In direzione Forno, lungo via Bassa Tambura si può procedere: salvo gli stop-and-go che dal fonte di frana vengono ordinati quando la pala dell'escavatore-ripulitore si avvicina al guard-rail divelto. Lungo la strada comunale per Casette, Caglieglia, Fornello e del Santo si può solo salire a piedi. Gambe in spalla sino alla frana, per 800 metri circa. Ci sono però i volontari delle associazioni cittadine - la Croce Rossa, la Croce Bianca, il Soccorso alpino, l'Alfa Victor , la Misericordia – che, a turno, caricano i residenti e chiunque abbia necessita di accedere alle frazioni montane.

Gli uomini della Croce Rossa hanno fatto il turno notturno e non hanno ancora smontato. Ci portano su loro. Arriviamo a pochi decine di metri dalla frana. C’è un grosso escavatore e ci sono già sei blocchi di cemento sul ciglio della strada. Il mezzo movimenta terre con grande operosità.

Prendiamo la vecchia via di lizza che, a pochi metri dalla frana, sale all’acquedotto di Casette. Incontriamo sei operai della Tecnopali Apuana, incaricati di ripulirla da fango, terre e sassi: quello è l’unico percorso che gli abitanti possono utilizzare – a piedi – per raggiungere le loro case. Raggiungiamo l’acquedotto di Casette, alla base del paese.

Alle nostre spalle arriva anche il sindaco Alessandro Volpi e il suo vice Uilian Berti: «Siamo in contatto con la Protezione civile regionale – dice il primo cittadino – che ci ha dato grande ascolto. Quanto costerà l’intervento? È ancora da valutare, ma non sarà di entità trascurabile, dato che c’è anche la messa in sicurezza che è l’aspetto più complicato». Nella sfortuna, c’è però una fortuna. La strada sottostante Casette, quella che sovrasta la frana, dal versante della quale è partito lo smottamento, non ha ceduto. Perché «grava su pali» ci spiega Fernando Della Pina, responsabile del servizio protezione civile comunale e non sul terriccio.

È strano che si sia verificato un tale distaccamento, dato che quella porzione di versante era “insaccata” da una rete paramassi. E allora perché si è staccata? «Colpa della pioggia eccessiva – dice Della Pina – La rete però ha fatto sì che il materiale che è venuto giù dal “costone” si è adagiato sulla comunale; senza rete avrebbe invaso anche via Bassa Tambura». Intorno alle 15 e 30 del pomeriggio, la comunale è completamente ripulita: quattro camion hanno fatto la spola tutto il giorno da lassù al parcheggio delle Jare, dove era stato allestita un’area di stoccaggio del materiale “di risulta”. Si cominciano a posizionare i blocchi di cemento. E si stende un grosso telo a protezione del versante, nel caso in cui piova. Quindi il semaforo. E arriva il via libera.

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