Il Tirreno

«Va frenato il consumo energetico»

«Va frenato il consumo energetico»

Il direttore di Greenpeace ha parlato agli studenti dello Zaccagna

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CARRARA. «Un mondo diverso è possibile. Ma occorre che tutti si impegnino per porre un freno ai consumi energetici e a puntare su energie rinnovabili ed ecosostenibili, limitando il ricorso a combustibili fossili come carbone e petrolio». Questa l’esortazione che Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, ha rivolto agli studenti dell’Istituto superiore “Zaccagna” nel corso della sua visita alla scuola, in cui ha partecipato ad un incontro dal titolo “Green Peace, fare pace con l’ambiente globale”, introdotto dal docente di geografia Riccardo Canesi. La storia dell’associazione ambientalista, che nel nostro Paese ha attualmente superato i 67mila iscritti, è stata ripercorsa da Canesi. «Greenpeace -ha ricordato l’insegnante- è nata a Vancouver nel 1971, ad opera di 12 ambientalisti intenzionati a fermare un’esplosione nucleare vicino alle coste dell’Alaska. Il nome della prima nave ammiraglia dell’associazione, la Rainbow Warrior, deriva da uno profezia degli indiani nordamericani risalente al 1978, secondo la quale il mondo avrebbe potuto salvarsi solo grazie ai guerrieri dell’arcobaleno». Onufrio ha iniziato il suo intervento ricordando la recente iniziativa di Greenpeace nell’Artico, volta a bloccare le trivellazioni effettuate dalla piattaforma petrolifera Gazprom, di proprietà dello Stato russo. «I nostri attivisti -ha raccontato Onufrio- si trovavano a bordo della nave Artic Sunrise, in acque internazionali e sono poi entrati in quelle russe con gommoni e striscioni, per dimostrare pacificamente, e venivano minacciati con pistole e coltelli. Tutto l’equipaggio è stato arrestato dalla guardia costiera russa ed accusato ingiustamente di pirateria, crimine che in Russia può costare 15 anni di carcere. Pero, in seguito ad una mobilitazione internazionale, tutti gli attivisti, tra cui l’italiano Christian D’Alessandro, sono poi stati rilasciati». Onufrio ha spiegato che fermare le perforazioni nell’Artico era necessario, perché queste operazioni possono arrecare seri danni all’ambiente. “Una fuoriuscita di petrolio in questa zona è in grado di sciogliere i ghiacci e provocare un disastro ecologico.

David Chiappuella

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