La manifestazione
Frana in montagna: Casette e Caglieglia isolate
Venuto giù un costone sulla strada comunale. Per raggiungere le due frazioni c’è solo un percorso pedonale
MASSA. Il bus di linea si ferma a pochi metri dalla frana che ha investito la comunale per Casette, fa scendere tutti i passeggeri, molti sono anziani, e torna indietro. Il gruppo di persone rimane lì impietrito al di là di un nastro bianco e rosso, guardando la montagna caduta giù. Tra questi c'è il signor Aldo che avrebbe bisogno di prendere le sue medicine e che, soltanto un'ora dopo, qualcuno scorterà verso casa, facendolo passando per una stradina alternativa, non completamente sicura, unica via verso i paesi di Caglieglia, Santo, Fornello e Casette. In tutto un migliaio di abitanti, che adesso sono quasi isolati. È proprio un cittadino di Santo a dire al sindaco Alessandro Volpi: «Ci lasci andare su adesso che è giorno, perché col buio non potremo più passare; si fidi di noi che qui in montagna ci abitiamo». E così fa il sindaco, lanciando un'occhiata che chiede approvazione al responsabile della Protezione Civile: i cittadini rimasti ai piedi della frana, a poco a poco salgono su per questa stradina dove a stento passano due uomini vicini. Dovranno percorrere dai 2 ai 5 chilometri per tornare a casa.
La strada fu costruita nel 1985, per servire l'acquedotto di Cartaro e mai utilizzata: «Quando piove- dice Antonio Mattei residente di Caglieglia- l'acqua scende giù dal Cartaro come fosse una cascata, perché le acque dell'acquedotto non furono mai incanalate a dovere. E noi a ogni pioggia abbiamo sempre segnalato alle amministrazioni questo problema, ma inutilmente. Inoltre, la strada che porta all'acquedotto è sempre stata l'unica alternativa alla strada comunale per Casette, ma nessuno l'ha mai voluta mettere in sicurezza. Anzi: è stata abbandonata, lasciata all'incuria, ci sono cresciuti rovi, piante e soprattutto è stata interessata da molte piccole frane, ma nessuno ha mai rimosso i detriti. Oggi che sarebbe servita non possiamo utilizzarla».
I primi interventi del comune di Massa saranno dunque mirati a mettere in sicurezza la viabilità alternativa: taglio delle piante e rimozione degli ostacoli, ma nonostante questo i mezzi di soccorso da lì non potranno mai passare. Fino alle 17, se ci fosse bisogno di un pronto intervento, ci penserà il Soccorso Cave, per la notte invece il sindaco ha contattato tutte le associazioni di volontariato che presidieranno a gruppi la via alternativa, con punti luce, punti di ristoro e possibilità di un primo soccorso. L'amarezza, mista alla paura è dunque tanta: «Poteva succedere una tragedia- dicono i residenti, mentre guardano i primi interventi sulla frana- ; se fosse passata un'auto o un autobus sarebbe stata la fine». «La colpa? Anche dei camion che passano a tutte le ore e sollecitano una montagna già fragile». "
Manuela D’Angelo
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