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Ex Damas, documenti in procura

Ex Damas, documenti in procura

Sversamenti dai sacchi dei “veleni”, il Cermec si rivolge alla magistratura e dice: big bags non sigillati

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MASSA. Quella grande pozza di acqua giallognola attorno ai sacchi pieni di fanghi tossici della ex Damas fa preoccupare da tempo i dipendenti del Cermec, costretti, loro malgrado a lavorare a pochi metri da quel materiale ben poco salubre. E, adesso, la questione diventa anche materia per la procura della Repubblica. Oltre che un casus belli di scontro fra l’azienda pubblica Cermec e la Provincia. È tato proprio il Cermec a trasmettere, ieri mattina, alla magistratura tutta la documentazione sui “veleni” dell’ex Damas. Lo ha fatto, dopo una serie di solleciti, a quanto pare inascoltati, indirizzati alla Provincia, l’ente obbligato alla messa in sicurezza di quei materiali.

Quei rifiuti, scrive l’azienda guidata da Ugo Bosetti, «derivano da precedenti attività svolte dalla fallita società Damas e sono del tutto estranei alle nostra attività. Cermec non è né proprietaria né locataria del terreno sul quale i rifiuti sono stati stoccati, a seguito della loro messa in sicurezza effettuata dal soggetto a ciò obbligato, ovvero la Provincia di Massa-Carrara.

Il primo allarme sversamento è scattato il 3 gennaio scorso, quando i lavoratori si accorgono della colorazione gialla delle acque. Nello stesso giorno Cermec inviata con urgenza una comunicazione alla Provincia. «Dato tale comunicazione non aveva avuto riscontri – dice Cermec – il 7 gennaio abbiamo di indirizzato a Provincia (e per conoscenza ad Arpat) una ulteriore nota di sollecito. Anch'essa rimasta senza risposta. Poiché in quest'ultima comunicazione si specificava che in assenza di riscontri tempestivi, la società si sarebbe rivolta alla competente autorità giudiziaria, stamani (ieri per chi legge ndr.) Cermec ha trasmesso alla Procura della Repubblica la relativa documentazione».

Ma Cermec aggiunge altro: sostiene che la prescrizione della Provincia che assegna a Cermec la gestione delle acque dilavanti «fa riferimento alle normali condizioni operative e non alla presente situazione anomala» E dice: «Attualmente i bigbag si trovano nelle stesse condizioni in cui la società incaricata della messa in sicurezza li ha lasciati, previa verifica degli uffici della Provincia. Per quanto di nostra conoscenza, i detti big-bag erano stati "chiusi" ma mai sigillati».

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