Il Tirreno

Opa al capolinea, poche le speranze di tenere Maternità

di Melania Carnevali
Opa al capolinea, poche le speranze di tenere Maternità

Alleanza destra-sinistra per opporsi al trasferimento del reparto all’ospedale unico di viale Mattei

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MASSA. Il sindaco e il presidente del consiglio comunale devono convocare un consiglio straordinario e specifico sul tema e invitare la commissione sanità regionale.

È questa la conclusione di quel documento bipartisan presentato ieri in aula consiliare e nato dal tavolo politico sull'Opa, a cui hanno aderito in maniera trasversale le varie forze politiche locali. Hanno aderito gli Arancioni per Massa, Sel, Rifondazione comunista, Scelta civica, Italia dei valori, MassaLab, Fratelli d'Italia,Udc, (ex) Pdl, Cittadini al centro e Forza Italia. Non hanno aderito invece Pd, Psi e M5s. Un documento che ha un'unica finalità: tenere unito nel complesso di Montepepe le strutture sanitarie della Fondazione Monasterio (cardiochirurgia infantile e adulti, cardiologia invasiva e radiodiagnostica) insieme al dipartimento materno infantile dell'Asl1. Anche se, questo, ha tutto il sapore di una corsa contro il tempo, o, per usare un altro modo di dire, una lavata alla testa dell'asino. Da alcune indiscrezioni uscite proprio ieri nella presentazione del documento, sembra infatti che sia Asl sia Regione, siano intenzionate ad andare avanti spedite nel percorso di razionalizzazione della sanità, che, tradotto, porterebbe al trasferimento del reparto materno infantile al nuovo ospedale unico apuano.

Lo dimostrerebbe il fatto che la struttura è già perfettamente predisposta per il punto nascite con ventiquattro posti letto. Ma le varie forze politiche non ci stanno a mollare e chiedono di incontrare la commissione sanità regionale, che a breve dovrebbe approvare il nuovo piano sanitario regionale. Quattro i punti elencati nel documento che spiegano il perché sia “una follia il trasferimento”.

Punto primo: l'Opa è una punta di diamante della sanità “di cui la Regione dovrebbe andare fiera”.

Punto secondo: le pratiche mediche di eccellenza che vengono attuate all'Opa sono frutto di un percorso di crescita professionale che è durato anni e non è facilmente esportabile. «I reparti di terapia intensiva e pediatrica all'Opa -racconta Franca Leonardi, ex assessore alla sanità ed ex primario del dipartimento emergenza urgenza Asl – nascono negli anni '70, quando nel resto d'Italia, all'infuori di Milano, non sapevano nemmeno cosa fosse. Ed è un settore che ha bisogno di anni per essere formato e raggiungere la sufficienza, altri anni ancora poi per l'eccellenza come l'Opa». Punto terzo: «L'aumento dei parti nel punto nascita di Montepepe da 1200 del 2006 a 1800 deve far riflettere sull'attrazione che ha da fuori provincia». Punto quattro: un eventuale spostamento del Dmi al Noa spazzerebbe via gli otto milioni di euro investiti in questi anni da Regione Toscana e Asl proprio per la specifica realizzazione di un punto nascita collegato alla cardiochirurgia pediatrica.

Quattro punti scritti e condivisi quindi dalla destra e dalla sinistra. «Questa non è solo una lotta locale – commenta Davide Ronchieri, coordinatore provinciale Sel – ma è nazionale, perché l'Opa è un'eccellenza di cui beneficiano anche fuori provincia. Da qui l'esigenza di unire le forze e superare le divisioni politiche».

«Per una volta la politica mette da parte le divisioni – commenta Stefano Caruso, consigliere comunale del Pdl – per riappropriarsi del suo ruolo: quello di lottare per i diritti dei cittadini».

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